“Algoritmo controllo - Imitation of consciousness”- Episodio 23
di Tommaso Landi
Il cacciatore
Cannes, 18 settembre.
Il rotore a due pale del veloce Jet Ranger, un Bell 206 biturbina nero, tracciò un cerchio basso sopra la baia, spezzando, per un attimo, l’uniforme magia cristallina del cielo francese.
In poco meno di un’ora e mezza, grazie al piano di volo ottimizzato dalla IA di derivazione militare della Leopard, che Varga aveva preteso e ottenuto di istallare su tutti i suoi velivoli, la distanza tra Milano e Cannes era stata letteralmente divorata.
Quando i suoi pattini toccarono il grigio ruvido asfalto dell’eliporto di Point Croisette sollevarono una nuvola di sale e odore di carburante che si mescolò alle note jazz di una caffetteria all’aperto.
Non lontano, i padiglioni del salone nautico brulicavano di pubblico: tendoni bianchi, bandiere, linee di carene che tagliavano il sole come lame. Cannes, quel giorno, sembrava una cartolina, tutta facciate Belle Époque, bistrot e vetrine che riflettevano la joie de vivre mediterranea.
Dellandito e Anna camminavano senza fretta, seguiti da Galante, lasciandosi spesso distrarre dalla schiera di yacht in mostra, stagliati sullo sfondo della Croisette, che sfumava in un lungomare di alberghi e palme, più giù il profilo dell’Hotel Carlton fatto di terrazze, guglie e ficus.
L’acqua lambiva lentamente il legno dei finger. Ogni barca esposta raccontava una storia, evocando il sogno di un mondo privato fatto di passerelle d’acciaio, lettini di teak, tendalini di lino che ondeggiavano come vessilli di lusso.
Fu il rumore del rotore a richiamare la loro attenzione. L’elicottero che atterrava a Point Croisette non era un fatto di per sé eccezionale, ma a risultare stonato fu la figura che scese dall’ampio portellone del Jet Ranger.
L’uomo sembrava arrivato da un altro racconto. In mezzo ai blazer chiari, alle polo di lino e ai volti abbronzati dei visitatori del salone nautico, il suo completo nero spiccava come una macchia d’inchiostro su un foglio candido.
Era elegante ma a uno sguardo attento tutto il suo outfit sarebbe apparso oltremisura stropicciato, gomiti segnati, giacca increspata sulla schiena, pieghe sul petto che tradivano ore di viaggio o una giornata iniziata troppo presto, la camicia, stazzonata, non stonava con l’impressione generale.
L’uomo portava una cravatta scura ma il nodo, seppur stretto, non era perfetto. Le scarpe lucide erano più adatte a calpestare l’asfalto milanese che le passerelle in teak.
Anna, i cui sensi, nonostante la gradevole passeggiata, erano all’erta ebbe la sensazione che la presenza di quell’uomo avesse qualcosa di tagliente, come il suono di un coltello che passa sul bordo di un piatto: fastidioso, capace di mettere a disagio.
Ad aumentare il senso di pericolo che provava, vi fu la circostanza che Zoran, avanzando tra le banchine e i pontili non guardava gli stand o le barche; guardava la gente come si scruta la superficie dell’acqua per capire dove si nasconde un banco di pesci.
Accadde in un attimo: mentre passava vicino al pontile principale, il suo sguardo incrociò quello di Dellandito.
Non era uno sguardo ostile; era del tipo che calcola le possibilità in modo professionale.
Un brivido, che cominciò dalla nuca, lo avvertì dell’insidia. Sentì le spalle irrigidirsi, lo stomaco chiudersi. Anna captò la stessa tensione; Galante non si accorse di nulla, rapito da una splendida Nautor Swan 51, della Sanlorenzo.
L’uomo vestito di nero non parlò, con rapide falcate raggiunse il terzetto fermandosi davanti a Dellandito, nel farlo urtò la mano di Anna senza scusarsi, un gesto minimo, involontario, ma sufficiente per svelare che le sue intenzioni non erano cortesi. Anna, istintivamente, ritrasse il braccio come se avesse toccato qualcosa di repellente.
Fu allora che compresero: non lo conoscevano, ma le sue intenzioni erano chiare. Tutto indicava che eseguiva un ordine diretto.
Era un predatore che nel silenzio osservava la vittima con una piega triste degli occhi.
«Dobbiamo andar via», sussurrò Dellandito, senza voltarsi, con voce piana, calcolata, «ora!»
Approfittando della confusione creata da una piccola corte di Arabi vocianti che in quel momento scendevano dalla passerella della Nautor Swan 51, Dellandito si allontanò di qualche passo dal loro inseguitore.
Nessun clamore, nessuna corsa a perdifiato, il passo che dettò alla fuga era quello che avrebbero potuto avere tre turisti frettolosi.
«Che succede?», chiese Galante che si sentì strattonato dai suoi due compagni.
«Ci inseguono, dobbiamo trovare un modo per scappare», disse Anna.
L’idea venne a Dellandito, camminando a passo spedito si erano ritrovati al pontile dei Cantieri Saxdor, sul registro di una hostess abbandonato al desk d’accoglienza del finger era segnata la prenotazione per una prova in mare che sarebbe iniziata entro pochi minuti, il potenziale acquirente del motoscafo attraccato lì accanto si chiamava Bitetti. Se fossero riusciti a salire su quella barca, una volta in mare, la fuga sarebbe stata semplice.
Richiamando l’attenzione della Hostess, Dellandito, con marcato accento milanese disse: «Signorina, Buongiorno, piacere Bitetti, sono un po’ in anticipo ma ero impaziente, questa e mia moglie e lui è il mio marinaio, qual è il motoscafo che devo provare?»
La ragazza controllò il registro e, vista la ressa, senza ulteriori verifiche fece strada.
Sul pontile i motoscafi erano allineati, accanto a ogni barca sostava un seller pronto ad accogliere i potenziali clienti con credibili sorrisi di circostanza.
Altre hostess, dalle giacche navy, distribuivano brochure; la luce rimbalzava sui parabrezza e il mare era una lastra d’argento, pochi passi e raggiunsero il potente motoscafo prenotato dal Bitetti.
«Salite pure,» disse un marinaio assoldato dal cantiere
Il tempo di sfilare le scarpe, che comunque portarono con loro sulla barca, stipate nella borsa di Anna e il Bitetti Group fu imbarcato.
«Posso vedere la plancia di comando?» disse Dellandito, il marinaio lo accompagnò al timone, la chiave era già inserita nel cruscotto.
«Ragazzo», chiamò Anna «può venire qui un attimo», l’uomo si scostò dal timone e raggiunse quella che per lui era la Signora Bitetti sulla spiaggetta di Poppa.
«Scusi, sa», disse Anna con un tono stizzito e arrogante che poco le si addiceva ma che sarebbe stato perfetto per una “sciura” milanese, «guardi qui sotto, il bottazzo è tutto graffiato, è c’è anche una grossa crepa, dovremo mica comprare questa barca, non è mica nuova».
Il giovane marinaio, più infastidito che incuriosito si chinò a guardare.
Fu un attimo, Galante con una poderosa spinta lo fece cadere in acqua, ben lontano dalle eliche, Dellandito accese i potenti motori, Anna liberò le cime e la barca letteralmente decollò dal pontile via dal molo, come una freccia.
Il motore urlò e la prua si sollevò rompendo la superficie dell’acqua in una scia bianca che scintillava al sole.
Cannes scivolò veloce verso la prua: la passeggiata della Croisette punteggiata dai suoi caffè, i viali bordati da palme, il Palais des Festivals sfilavano rapidi.
Sulla sinistra, gli yacht esposti formavano un’ininterrotta facciata di oblò: imponenti, lucidi, con ponti pronti a ospitare notti di festa e giorni di segreti.
Dietro di loro, dal pontile, qualcosa si mosse, Zoran, non urlò né si scompose; si limitò a guardare la scia del Saxdor che si perdeva nell’azzurro.
La sua tranquillità inquietò Dellandito, dietro quella calma c’era la sicurezza di colui che sa come seguire una preda senza farsi notare.
«Andiamo al Vieux Port, e in fretta,» gridò Galante, mentre il mare spruzzava contro la chiglia, «lì è attraccata la mia barca a vela.»
In una manciata di minuti, davanti la prua del motoscafo, la bocca di ingresso del Port Vieux apparve come una piccola insenatura protetta: barche da pesca mescolate a yacth milionari, palazzine colorate affacciate sull’acqua con vasi di gerani alle finestre, la miglior brochure turistica che Cannes offriva di sé al mondo.
Episodi 1 e 2 - Sulle sponde del Lago - La genesi di un’amicizia
Episodio 3 - I grandi della Terra
Episodi 5 e 6 - L’incontro - I cieli di Turner
Episodio 10 - Chi controlla chi?
Episodi 13 e 14 - Nutrirsi - Incontro chiarificatore
Episodio 15 - Lo scontro chiarificatore
Episodio 18 - Non tutto è perduto



