“Algoritmo controllo - Imitation of consciousness”- Episodio 20
di Tommaso Landi
Al Cannes Yachting Festival
Cannes, 18 settembre.
La mattina era stupenda, un cielo terso settembrino restituiva la luminosità per cui gli impressionisti si erano perdutamente innamorati della Costa Azzurra.
L’ingresso principale dello Cannes Yachting Festival era a qualche centinaio di metri dalla casa di Anna e Dellandito, affacciata sullo splendido porticciolo di Moure Rouge, le sartie delle barche tintinnavano garrule al vento.
Dopo una notte tranquilla e una prelibata petit petit déjeuner a base di croissant, burro, marmellata di fichi e miele, consumata fronte mare sulla terrazza del Duplex, alla coppia bastarono pochi passi per raggiungere Port Pierre Canto.
Sorridente Dellandito si rivolse alla giovane hostess in piedi dietro il bancone della biglietteria: «Buongiorno, purtroppo non ho con me i nostri inviti, ma ho pregato i cantieri Azimut di lasciarli all’ingresso.»
La signorina non si scompose, era una prassi abituale che i potenziali acquirenti referenziati venissero invitati dai principali cantieri a visitare i saloni nautici di tutta Europa.
Dellandito, da Como, aveva fatto qualche telefonata e riscosso qualche favore. Tramite i suoi contatti non era stato difficile far credere alla Azimut Yacht che a breve avrebbe venduto una delle sue imbarcazioni di lusso a un avvocato amante del mare.
Quando la giovane francese chiese i documenti di identità suoi e di Anna, Dellandito comprese che gli ingranaggi giusti si erano mossi, presentò le carte, attese i pochi istanti necessari per la registrazione e ritirò i biglietti.
Ciò che gli dispiaceva non era tanto aver illuso i cantieri Azimut di una potenziale vendita, se la sarebbero cavata egregiamente anche senza il suo ordine, quanto piuttosto sapere che un acquisto di quel genere non se lo sarebbe mai potuto permettere.
L’aria dello stand di Galeon trasudava stile e ricchezza.
L’odore di teak oliato da mani esperte e di vernice epossidica asciugata di fresco su scafi da milioni di euro si mischiava a quello dei piatti di novelle cucine.
Chef stellati, assoldati per soddisfare le voglie degli ospiti, eseguivano complesse ricette sul momento, mentre fiumi di champagne versati con studiata nonchalance invogliavano i visitatori all’euforia.
Quello che colpì Dellandito, non preparato a questo da Anna, fu il totale contrasto tra l’ambiente e la figura di Galante, che proprio a quello stand aveva dato loro appuntamento.
La sua giacca a vento leggera, consunta e macchiata, era una bandiera, esprimeva il forte dissenso per quel mondo a cui nonostante tutto apparteneva.
Era lì perché il Cantiere Galeon aveva comprato da lui un software per l’ottimizzazione della navigazione da diporto, una specie di tutor per armatori che camuffavano la loro pigrizia o incompetenza nel tracciare rotte con un afflato ecologista visto che il sistema di Galante prometteva di ridurre il consumo di carburante selezionando le rotte più green.
In realtà il programmatore aveva concesso la sua presenza solo per le barche a vela, di cui amava la semplicità e la pura geometria di legno e tela che ancora riusciva a commuoverlo in un mondo di acciaio e calcoli.
Quando Dellandito lo raggiunse il contrasto tra i due non poteva essere più stridente, la giacca vento e i jeans sdruciti dell’uno facevano a pugni con l’abito di lino bianco, pura opera di sartoria, e la camicia blu notte dell’altro.
Anna, tra i due, era la perfetta sintesi di eleganza e sportività marinara, non appena rivide l’ex collega lo salutò con affetto: «Che bello rivederti, ti trovo bene, posso presentarti mio marito?»
Dellandito allungò la mano: «Buongiorno, spero non se ne avrà a male se salto i convenevoli, avrei bisogno di qualche informazione da lei.»
«Se posso essere utile non mi tiro indietro, Anna mi ha accennato che avete avuto anche voi qualche problema con Helios.»
«Parlare di qualche problema è un eufemismo, diciamo che ho incrociato la spada con Varga e per ora lui è in vantaggio.»
«Non mi meraviglio, è difficile essere un passo avanti all’uomo più ricco e potente del mondo, Varga ha innescato una crisi sistemica da cui sarà quasi impossibile far retromarcia, dovete scusare il mio fervore ma sono inviperito con quell’uomo.»
«Crisi sistemica? La prego, mi illumini.»
Galante prese a parlare come un fiume in piena. «Quello che sta accadendo non è solo una catastrofe. È una mutazione genetica del potere globale. E tutto è guidato da una sola azienda: Helios.»
Dellandito sollevò appena un sopracciglio mentre Galante continuava il suo sfogo: «Helios tra le sue mille attività è anche una società leader nell’ottimizzazione logistica grazie anche al mio aiuto, purtroppo. Le sue divisioni commerciali hanno portato efficienza in un sistema arcaico.»
«Detto così l’efficienza di cui parla non sembra una cosa negativa».
Galante ridacchiò, ma i suoi occhi stretti a fessura erano tristi: «Efficienza è una delle parole più amate da Varga è la cortina che usa per nascondere la verità. Lei sa che il 90 per cento di tutto ciò che consumiamo viaggia via mare?»
«No»
«E che questo flusso vitale passa attraverso una manciata di strozzature strategiche? Suez. Hormuz. Malacca.»
«Ora che lo dice»
Galante si avvicinò all’orecchio di Dellandito, abbassando la voce. “La Helios non ha cannoniere a Suez. Non ha marines a Hormuz, eppure, oggi controlla quei passaggi più di quanto possa sperare di fare qualsiasi governo. Il loro algoritmo, il ‘Leviatano’ - che io, da folle, ho aiutato a creare - non suggerisce semplicemente le rotte migliori, le traccia, le registra e le assegna. È lui che decide chi passa quando e dove, e tutti lo adottano supinamente, non è un calcolo, è un’arma.»
Dellandito rimase in silenzio.
«Nel 2021,» continuò Galante, «la portacontainer Ever Given bloccò Suez per sei giorni.»
«Questo lo ricordo» disse Anna.
«Certo, lo ricordano tutti, ma nessuno sa che il commercio globale perse 10 miliardi di dollari per ogni 24 ore di stallo. Vi assicuro che non fu solo un incidente. Ora immaginate che qualcuno possa fare la stessa cosa ovunque in qualsiasi momento e senza affondare una sola nave. Basta che l’algoritmo dichiari una zona ‘non ottimale’ che tutto il traffico viene deviato su un’altra rotta, lasciando libero di passare solo chi vuole e quando vuole. Lo ripeto è un’arma di distruzione di massa economica, e nessuno la vede.»
«Una teoria interessante» disse Dellandito pensieroso.
Gli occhi dell’ingegnere bruciavano di un’intensità febbrile mentre, asciugandosi il sudore dalla fronte, riprendeva il filo del discorso «Non è teoria. Io conosco i dati: oltre 100 porti cruciali in tutto il mondo, dal Pireo a Gwadar, sono ormai influenzati dai sistemi della Helios. È una lotta silenziosa per il controllo delle infrastrutture. Varga ha semplicemente capito che non serve controllare un porto, basta controllare il flusso di informazioni che decide cosa entra e esce da quello scalo. Hanno privatizzato la funzione che dal secondo conflitto mondiale a oggi svolgeva, con costi inimmaginabili, la Marina Militare Americana. E per farlo invece di spendere si fa pagare.»
«Sta dicendo che Helios è un potente stato ombra?» mormorò Dellandito.
«Peggio. Uno Stato non ha come unico scopo il profitto. Uno Stato, in teoria, risponde al suo popolo. La Helios risponde a un solo uomo. E non è finita qui, quando gli Houthi l’altr’anno hanno attaccato le navi nel Mar Rosso, i premi assicurativi sono schizzati del 300%. La Helios ha dirottato le rotte attorno al Capo di Buona Speranza, aumentando i tempi di viaggio del 50% e facendo lievitare i costi di qualsiasi merce al mondo. Non è stata una decisione logistica è stata un’interferenza geopolitica mascherata da scelta algoritmica?»
Dellandito era allibito: «Mi sta descrivendo il più grande trasferimento di sovranità della storia moderna, e tutto avviene nel silenzio generale, anzi con il consenso generale?»
«Esattamente.»
«E nessuno si è ancora reso conto delle conseguenze!»
«Pare di no, i paesi che non acconsentiranno vedranno le loro economie strangolate da una successione di decisioni presa da una IA dipinta come obiettiva e non sapranno chi incolpare. Anche se volessero ricorrere alla forza non saprebbero verso chi rivolgerla, schierare le portaerei non servirebbe a riaprire rotte e porti chiusi con i bit! La Helios sta giocando con il fuoco, e il mondo intero è la polveriera. Ciò che più mi addolora è che l’accendino l’ho costruito io.»
Il silenzio scese pesante, dopo qualche secondo fu Dellandito a parlare.
«Non posso promettere nulla, ma io ho un conto personale aperto con Varga, ha ucciso un mio amico e ci è andato vicino anche con un altro.»
«Non mi stupisce, ci avrei scommesso che prima o poi si sarebbe sporcato le mani di sangue.»
Pragmatica e risoluta come sempre fu Anna ad andare al punto: «Tu hai partecipato alla progettazione di uno dei vault di stoccaggio dati di Helios.»
«Si, quello di Marrakech, quel pazzo ci conserva i dati delle sue attività in Europa.»
«Perfetto» disse ansiosa Anna, “è vulnerabile?”
Galante sorrise, un’espressione stanca e tragica. “Ogni sistema ha il suo tallone d’Achille. Helios è un dio digitale, ma ha un interruttore. Bisogna solo trovare chi avrà il coraggio di premere il pulsante.»
«Sei certo che ci sia un punto debole?» disse Dellandito pieno di speranza.
«Più che certo, ce l’ho messo io.» e nel dirlo si batté il pugno sul cuore.
Episodi 1 e 2 - Sulle sponde del Lago - La genesi di un’amicizia
Episodio 3 - I grandi della Terra
Episodi 5 e 6 - L’incontro - I cieli di Turner
Episodio 10 - Chi controlla chi?
Episodi 13 e 14 - Nutrirsi - Incontro chiarificatore
Episodio 15 - Lo scontro chiarificatore



