“Algoritmo controllo - Imitation of consciousness”- Episodio 21
di Tommaso Landi
La caccia
Milano, 18 settembre.
Varga aveva lasciato Como, preferiva gestire la situazione dal suo quartier generale di Milano.
Il chiarore nell’ufficio all’ultimo piano della Torre di Piazza Gae Aulenti non proveniva da nessuna fonte visibile. Sembrava sgorgare dalle stesse pareti di ossidiana, era una luminescenza fredda e impersonale che non proiettava ombre, ma illuminava ogni cosa con una crudele chirurgica precisione. Gli architetti che avevano curato l’allestimento della sala riunioni erano rimasti interdetti nello scoprire che Varga non voleva finestre aperte sullo stupendo panorama che si poteva godere da lassù, a 231 metri di altezza, ma il committente era stato categorico, nulla doveva provocare la ben che minima distrazione.
Seduto alla sua scrivania monolitica Varga fissava uno schermo olografico che fluttuava nell’aria riproducendo una mappa globale, un reticolo pulsante di linee dorate che rappresentavano il flusso di dati in tempo reale.
Su di essa, piccoli punti colorati apparivano e scomparivano fugaci.
Erano il segnale con cui l’interfaccia dell’IA comunicava all’uomo l’avanzamento incessante del suo lavoro, accorgimento inutile per chi quel sistema aveva creato ma, a quanto pare, rassicurante per ogni altro fruitore.
«Ecco!», disse Varga quando al centro di tutto quel bailamme di luci e linee, un punto più insistente degli altri iniziò a lampeggiare e restituì all’osservatore un nome: Dellandito.
La porta, che chiusa era una fessura praticamente invisibile nel muro, sibilò nell’aprirsi.
Zoran entrò con la cautela di un uomo che cammina su vetri rotti, sudava nonostante la perfetta climatizzazione della stanza.
«Signore» esordì, la voce un tono più bassa del solito.
Varga non si voltò. Continuò a osservare il nome sullo schermo, poi, lentamente si rivolse a Zoran: «Sono rimasto molto deluso dalla sciatteria con cui ieri hai gestito la situazione, Dellandito è scaltro, raramente un soggetto attenzionato dal mio algoritmo rimane silente per più di qualche minuto, trentatré ore sono un record.»
Zoran deglutì a fatica: «L’incidente di Villa d’Este... è stato imprevedibile, non ci aspettavamo che Di Lauri lo aiutasse a fuggire.»
«Imprevedibile?», ripeté Varga, assaporando la parola come se fosse un frutto marcio. «Detesto questo termine. È sinonimo di fallimento. Tu dovevi prevedere e impedire la sua fuga, comunque devo ammettere che è stato in gamba.» Varga fece scorrere un dito nell’aria e l’ologramma cambiò, mostrando i log di sicurezza identificativi di Dellandito.
Zoran riprese a parlare. «È sparito come un fantasma. Sa come muoversi nell’ombra.»
«Ombra», mormorò Varga, voltandosi di scatto e posando i suoi occhi su Zoran, «non esiste l’ombra. Esistono solo dati a cui non abbiamo ancora avuto accesso o dati da lavorare, non è più possibile che un uomo possa scomparire troppo a lungo e infatti…», Varga sfiorò lo schermo olografico e una nuova immagine galleggiò sopra la scrivania.
Era l’immagine di un biglietto d’ingresso con il logo del Cannes Yachting Festival, un codice a barre e il nome dell’intestatario: Dellandito.
«Questo», disse, indicando il biglietto olografico con un cenno del mento, «è la vittoria del sistema sull’uomo, nessuno può sparire, prima o poi tutti emergiamo dall’incognito: una distrazione, una debolezza, una leggera dimenticanza, qualunque sia il motivo, Dellandito ha commesso l’errore di ricominciare a produrre dati e i dati sono tracciabili, hanno coordinate temporali e spaziali.»
Le mani di Varga digitarono veloci sulla tastiera virtuale blu elettrico, «Ho diramato l’ordine. Da ora lo scanner Scudo sarà implementato a Cannes. Ogni telecamera, ogni microfono, ogni transazione, tutto sarà vagliato, Dellandito non potrà più sfuggire», poi guardò Zoran e per la prima volta, un bagliore di qualcosa che assomigliava a un’emozione illuminò i suoi occhi morti. Non era piacere. Era un lampo di sfida.
«Lui vuole giocare con me? Molto bene. Ma le regole le faccio io. E la mia regola è che quando io ti trovo il gioco è finito per sempre.»
I suoi occhi si fissarono nuovamente su Zoran, che tratteneva il respiro.
«Andrai a Cannes, e lo eliminerai definitivamente. Questa è la tua ultima possibilità. Fallirai di nuovo?»
Zoran scosse la testa. «No signore, non fallirò.» disse in un unico fiato.
«Bene, un elicottero ti attende sul tetto», concluse Varga, voltandosi verso l’ologramma del biglietto.
Lo osservò per un lungo, silenzioso momento, prima di sussurrare: «Siamo una specie infelice, non sappiamo chinarci a chi è superiore senza versare del sangue».
Episodi 1 e 2 - Sulle sponde del Lago - La genesi di un’amicizia
Episodio 3 - I grandi della Terra
Episodi 5 e 6 - L’incontro - I cieli di Turner
Episodio 10 - Chi controlla chi?
Episodi 13 e 14 - Nutrirsi - Incontro chiarificatore
Episodio 15 - Lo scontro chiarificatore



