Presunzioni legali e locazioni brevi: perché il silenzio della legge impone di ammettere la prova contraria
(Simona Baseggio e Barbara Marini)
Da quando l’abbassamento della soglia numerica ha reso molto più frequente l’applicazione della presunzione di imprenditorialità nelle locazioni brevi, si moltiplicano contributi e riflessioni che sembrano dare per acquisita, quasi senza soffermarsi sul punto, la natura assoluta di tale presunzione. Occorre invece interrogarsi sulla sua reale qualificazione giuridica, muovendo da un excursus sulla natura delle presunzioni nel nostro ordinamento, prima ancora che sul terreno specifico della disciplina tributaria.
SPILLI TRIBUTARI - Decadenza e prescrizione… che confusione!
(Marco Cramarossa)
Un ente locale accerta, il contribuente eccepisce la decadenza, il giudice di secondo grado si impantana e alla fine arriva la Cassazione, con quel tono da professore che non alza la voce perché sa che tanto il registro, alla fine, lo firma lui. Con l’ordinanza 26 gennaio 2026 n. 1781, i giudici di legittimità ricordano l’ABC che in teoria dovrebbe essere appeso in ogni ufficio tributi accanto alla macchinetta del caffè e in tutte le aule di udienza delle Corti di giustizia tributaria.
Il Cpb 2024/2025 non estende i benefici al credito del 2023 (a meno che non venga “rigenerato”)
(Simona Baseggio e Barbara Marini)
L’Agenzia delle Entrate chiarisce che i benefici premiali del Concordato preventivo biennale non si estendono ai crediti d’imposta riferiti ad annualità anteriori al biennio oggetto di concordato. Il caso riguarda un contribuente che, dopo aver aderito al CPB 2024-2025, ha presentato (nel 2024) un modello F24 per compensare un credito IRPEF del 2023 di importo superiore a Euro 20.000, senza apposizione del visto di conformità. Il modello è stato legittimamente scartato, poiché la compensazione riguardava un credito d’imposta non rientrante nel biennio oggetto del concordato. Di conseguenza, non era applicabile la soglia semplificata di 50.000 euro prevista dal CPB per la compensazione dei crediti maturati nelle annualità concordate senza necessità di visto di conformità.
Irretrattabili e definitivi gli accertamenti con adesione (e le conciliazioni giudiziarie)
(Emilio De Santis)
Il dogma dell’irretrattabilità degli atti definitori e della conciliazione giudiziaria torna a manifestarsi con la recente pronuncia della Corte di Giustizia Tributaria di Trieste. Con la sentenza n. 217/2025, i giudici triestini hanno infatti riaffermato la stabilità del vincolo negoziale tra Fisco e contribuente, anche a fronte di sopravvenienze nel procedimento penale che sembravano, a un primo sguardo, scardinare l’impianto accusatorio originario. La vicenda, che ha visto protagonista un noto club calcistico, trae origine da una complessa attività ispettiva culminata in contestazioni milionarie per costi ritenuti fittizi, riconducibili a operazioni commerciali sospettate di inesistenza.
Il TFR non è più una variabile neutra
(Gabriele Silva)
La circolare INPS n. 12 del 5 febbraio scorso non introduce nuove regole. E proprio per questo è pericolosa. Perché non aggiunge nulla, ma toglie tutto ciò che per anni ha permesso a imprese e consulenti di muoversi in una zona grigia fatta di interpretazioni elastiche, calcoli “a occhio” e rinvii taciti. La Legge di Bilancio 2026 aveva già cambiato la struttura. La circolare fa un passo ulteriore: rende chiaro che da qui in avanti non c’è più spazio per far finta di non aver capito.
Change management: le resistenze al cambiamento in azienda
(Sara Giussani )
Mentre in altri Paesi il Change Management rappresenta da decenni un approccio manageriale sistemico al centro di un qualunque business, in Italia permane ancora all’interno di un modello gestionale di tipo reattivo – emergenziale, quale misura eccezionale alla quale fare ricorso solo in circostanze particolari, quando rimane l’unica opzione sul tavolo in nome della sopravvivenza.
La proprietà intellettuale come leva strategica dell’economia europea: l’evidenza empirica dello studio EPO-EUIPO 2026
(Roberto Plebani)
Lo studio congiunto pubblicato nel gennaio 2026 dall’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO) e dall’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO) fornisce una quantificazione sistematica del valore economico generato dalla protezione formale dei diritti di proprietà intellettuale. L’analisi, riferita al triennio 2021-2023, adotta una metodologia che correla direttamente le registrazioni formali di diritti di proprietà intellettuale ai risultati economici delle imprese, offrendo una base empirica solida per valutare l’impatto macroeconomico e microeconomico della tutela giuridica dell’innovazione.









