La proprietà intellettuale come leva strategica dell’economia europea: l’evidenza empirica dello studio EPO-EUIPO 2026
di Roberto Plebani
Lo studio congiunto pubblicato nel gennaio 2026 dall’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO) e dall’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO) fornisce una quantificazione sistematica del valore economico generato dalla protezione formale dei diritti di proprietà intellettuale. L’analisi, riferita al triennio 2021-2023, adotta una metodologia che correla direttamente le registrazioni formali di diritti di proprietà intellettuale ai risultati economici delle imprese, offrendo una base empirica solida per valutare l’impatto macroeconomico e microeconomico della tutela giuridica dell’innovazione.
La ricerca dimostra che le industrie caratterizzate da una registrazione sistematica di brevetti, marchi, design, diritti d’autore, indicazioni geografiche e diritti sulle varietà vegetali generano il 47,9 per cento del prodotto interno lordo dell’Unione Europea, pari a 7,7 trilioni di euro, pur impiegando soltanto il 30,6 per cento della forza lavoro. Questa marcata asimmetria tra quota occupazionale e contributo al valore aggiunto costituisce una chiara evidenza empirica dell’effetto moltiplicatore esercitato dalla proprietà intellettuale formalmente tutelata sulla produttività economica. Lo studio individua complessivamente 361 settori industriali sulla base di un criterio oggettivo, rappresentato dal numero di registrazioni formali di diritti di proprietà intellettuale per mille dipendenti superiore alla media ponderata dell’economia europea. Tale impostazione metodologica consente di isolare con precisione gli effetti economici riconducibili alle strategie di protezione formale, escludendo forme di tutela non registrate o informali che, pur rilevanti sul piano sostanziale, non permettono una misurazione sistematica e comparabile.
L’analisi statistica evidenzia correlazioni significative tra l’intensità delle registrazioni e molteplici indicatori di performance economica. Le industrie con il maggior numero di registrazioni brevettuali per dipendente presentano una retribuzione media superiore del 58,5 per cento rispetto ai settori non intensivi, mentre quelle caratterizzate da un’elevata intensità di registrazioni di marchio mostrano un premio salariale del 40,7 per cento. Tali differenziali retributivi riflettono il maggiore valore aggiunto generato per occupato, quale diretta conseguenza della capacità delle imprese di appropriarsi dei rendimenti dell’innovazione attraverso strumenti di protezione formale giuridicamente certi e opponibili ai terzi. In particolare, la protezione brevettuale si conferma determinante per i settori tecnologicamente avanzati: le industrie ad alta intensità brevettuale contribuiscono al 18,4 per cento del PIL europeo e generano un surplus commerciale pari a 138 miliardi di euro, compensando i deficit strutturali di altri comparti. Nel periodo considerato la Germania si colloca al primo posto con 25.148 domande di brevetto depositate annualmente presso l’EPO, seguita dalla Francia con 10.847 e dall’Italia con 4.956 domande, a dimostrazione del legame strutturale tra competitività industriale e capacità di trasformare l’innovazione tecnologica in diritti esclusivi formalmente riconosciuti.



