Mentre in altri Paesi il Change Management rappresenta da decenni un approccio manageriale sistemico al centro di un qualunque business, in Italia permane ancora all’interno di un modello gestionale di tipo reattivo – emergenziale, quale misura eccezionale alla quale fare ricorso solo in circostanze particolari, quando rimane l’unica opzione sul tavolo in nome della sopravvivenza.
Questa prospettiva miope influenza in modo rilevante il modello di pensiero e azione alla base del sistema imprenditoriale italiano, tuttora incapace di conquistare una posizione strategica e competitiva sulla scena internazionale.
Il cambiamento è la nostra più grande opportunità per crescere, evolvere, migliorarci; è uno degli strumenti più potenti che individui e organizzazioni hanno per raggiungere i loro obiettivi, apprendere nuova conoscenza, risolvere problemi, creare progresso, prendere decisioni, anticipare le sfide del mondo esterno, costruire il futuro.
Perché cambiare oggi non è più un’opzione, ma una necessità? La risposta è tanto semplice quanto provocatoria: cambiare è un atto di responsabilità, significa essere consapevoli del fatto che, per poter essere attori attivi, dobbiamo parlare la stessa lingua del mondo in cui viviamo.
Le conseguenze per l’azienda che non vede nel cambiamento un’opportunità, bensì un rischio sono molto chiare:
1. disallineamento interno ed esterno;
2. incapacità di crescita sul lungo termine;
3. mancanza di competitività ed efficienza;
4. ambiente non proattivo né resiliente.
Quali sono le principali resistenze al cambiamento organizzativo?



