Smart working: dal 7 aprile cambia poco. Ma quel poco pesa
(Gabriele Silva)
Dal 7 aprile è entrata in vigore la legge 34/2026 e, tra le varie novità, ce n’è una che riguarda lo smart working. Non è una rivoluzione, non cambia il modo in cui lavoriamo da remoto e non introduce nuove forme organizzative. Però interviene su un punto preciso, che negli ultimi anni è rimasto in equilibrio precario: la sicurezza.
Distribuzioni non proporzionali: l’Agenzia ha davvero creato un’ipotesi di detassazione?
( Simona Baseggio e Barbara Marini)
Se si vuole prendere sul serio la qualificazione proposta dall’Agenzia, occorre interrogarsi fino in fondo sulle sue implicazioni.
La tesi dell’Amministrazione, infatti, non si limita a incidere sul quantum imponibile: incide sulla natura stessa del provento, che cessa di essere dividendo e diventa una sopravvenienza attiva.
E come tale deve essere trattato, non solo nei casi esaminati, ma in tutti i casi analoghi.
A questo punto, il ragionamento si presta a una verifica ulteriore.
Garlasco, il sequestro probatorio di dispositivi informatici e il canone di proporzionalità - La Cassazione penale nel solco di Italgomme e Ferrieri-Bonassisa
(Andrea Gaeta e Lorenzo Romano)
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso proposto dal Pubblico ministero presso il Tribunale di Brescia avverso il provvedimento con cui il Tribunale del riesame aveva annullato il decreto di sequestro probatorio di iPhone, personal computer portatili, chiavette USB e diverso materiale informatico, disponendone la restituzione unitamente ai dati già estratti.
Nuovo accordo stato – regioni in materia di formazione per la sicurezza sul lavoro: cosa cambia per l’azienda
(Sara Giussani)
L’azienda è chiamata a rivedere la pianificazione della formazione interna e prevedere percorsi differenziati per lavoratori con ruoli e mansioni diversi. L’obiettivo è chiaro: promuovere un’azione formativa di valore e di qualità che sia più incisiva nel riconoscere, prevenire, mitigare e gestire i rischi. Una formazione più efficace implica un ritorno maggiore non solo per il singolo lavoratore ma per l’intera organizzazione, in termini di ambiente più sicuro, consapevole ed efficiente.
Il calcio italiano? Squadra che perde non si cambia – Il mancato accesso ai Mondiali genera una perdita superiore ai 570 milioni
(Diego Zonta)
La nazionale di calcio italiana non partecipa ai Mondiali dal 2014 e non passa la fase a gironi da quando li ha vinti nel 2006 e ora dovrà aspettare almeno fino al 2030. Tre mancate qualificazioni in dodici anni, contro avversarie sempre inferiori sulla carta — mentre la Serie A perde terreno rispetto ai principali campionati europei. Il nodo non è tattico, non è il commissario tecnico sbagliato. È sistemico, e affonda le radici nel calcio giovanile, nella cornice giuridica che lo ha governato per decenni e nella governance del sistema stesso.
Se dobbiamo rifondare il calcio italiano, usiamo l'IA
(Antonello Cassone e Pietro Alò)
Il calcio italiano ha un problema che non si risolve solo con un nuovo ct o con l’ennesima riforma dei campionati: c’è anche un problema industriale, che, come tale, va trattato. La FIGC, va detto, non è messa male — raggiunge circa l’80 per cento della propria autonomia finanziaria da fonti proprie, un dato che molte federazioni europee si sognano — ma governa un ecosistema di club che accumula perdite per 731 milioni di euro l’anno su ricavi record superiori ai 4,5 miliardi, con un debito strutturale che ha già superato i 5,5 miliardi. In questa contraddizione clamorosa — più soldi che mai, più debiti che mai — si annida il vero dramma del sistema, e nessun libro dei sogni tattico lo risolverà. Serve una trasformazione digitale reale, e l’intelligenza artificiale è il punto di partenza più concreto che esista oggi sul mercato.









