Il TAR si allinea ancora ai giudici tributari: i requisiti del Manuale di Frascati non hanno valenza retroattiva
(Annalisa Cazzato)
Risuonerà certamente come un nuovo squillo di tromba la posizione espressa dal TAR del Lazio nella sentenza n. 8013 del 4 maggio scorso con la quale i giudici, confermando in toto, senza necessità di lunga motivazione, l’indirizzo maturato presso lo stesso tribunale amministrativo lo scorso anno (nonché presso le Corti di Giustizia tributarie), hanno accolto il ricorso presentato da un contribuente che si era visto respingere dal MIMIT le certificazioni prodotte in relazione a talune attività di ricerca, in considerazione dell’asserita assenza dei quattro requisiti fondamentali previsti dal Manuale di Frascati, ossia “novità”, “incertezza”, “sistematicità” e “riproducibilità” dell’innovazione ai fini dell’accesso al credito d’imposta ricerca e sviluppo previsto dal DL 145 del 2013 (cosiddetto Credito R&S 2013) per gli anni dal 2015 al 2019.
La rilevanza IVA degli sconti: argomentazioni complesse per una questione semplice
(Massimo Sirri)
La riqualificazione delle operazioni trova talvolta lo stop dei giudici. Così è avvenuto nel caso dell’ordinanza della Corte di Cassazione n. 13084 del 7 maggio scorso, la quale ha ribaltato i giudizi di merito favorevoli alla tesi erariale con riguardo all’inquadramento IVA degli sconti concessi alla clientela. Vero è che gli accordi commerciali sono (talora inutilmente) complessi e ““attraenti” nella prospettiva dei verificatori, ma il rischio di contestazioni non è escluso neppure in presenza di fattispecie lineari, come pare essere quella esaminata nella recente pronuncia.
Il Papa ci dà ragione: l'intelligenza artificiale non capisce niente di fiscalità
(Stefano Niccolai)
Due giorni fa ci siamo svegliati con una notizia che pochi si aspettavano: la Santa Sede ci ha dato ragione. Non su tutto, per carità. Ma su una cosa fondamentale, quella che i commercialisti ripetono ai clienti da anni con la stessa rassegnazione di chi parla al muro: un algoritmo può elaborare dati, ma non capisce le persone.
Koyaanisfisco
(Nereo Seppia)
Anno 2076. O forse 2126. Nel diritto tributario del futuro le date hanno perso importanza, come i calendari nei reparti di terapia intensiva. Conta solo la scadenza. E la scadenza è sempre oggi.
Le città respirano per codici tributo. Non esistono più quartieri, ma comparti fiscali omogenei. Le vecchie piazze sono diventate hub di compliance predittiva, immense cattedrali di vetro nero dove contribuenti senza volto scorrono sotto scanner biometrici che leggono pupille, battiti, esitazioni. Non per identificare il reddito prodotto. Sarebbe antiquato. Ora si tassa il reddito potenziale.
Licenziamento ritorsivo: quando il problema non è la regola, ma il pretesto
(Gabriele Silva)
Il licenziamento ritorsivo è uno di quei temi che nel diritto del lavoro italiano generano sempre una certa tensione. Il rischio è quello di trasformare ogni licenziamento illegittimo in un licenziamento “ritorsivo”. Esiste, tuttavia, anche il pericolo opposto: fingere che dietro contestazioni disciplinari formalmente costruite non possano nascondersi reazioni aziendali a comportamenti perfettamente legittimi del lavoratore. Ed è probabilmente proprio qui che si colloca l’ordinanza della Cassazione n. 13711 dell’11 maggio scorso, che conferma la nullità di un licenziamento disciplinare ritenuto in realtà una risposta alle proteste del dipendente contro l’eccessivo ricorso al lavoro straordinario.
Il lavoro sostituibile: l’IA come giustificato motivo di licenziamento
(Giorgia Dumitrascu)
La giurisprudenza di merito (Tribunale di Roma, sentenza 9135/2025) ha affermato la legittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo anche quando la riorganizzazione aziendale è determinata dall’introduzione di strumenti di intelligenza artificiale a fronte di una stabile riduzione delle attività e dell’assenza di repechage.








