Flat tax sugli aumenti: cinque per cento di imposta, cento per cento di complessità!
(Gabriele Silva)
L’Agenzia delle Entrate ha fornito le istruzioni operative sulla nuova imposta sostitutiva del 5 per cento applicabile agli incrementi retributivi derivanti dai rinnovi contrattuali 2024-2026, nonché sulla sostitutiva del 15 per cento per maggiorazioni e indennità legate a lavoro notturno, festivo e a turni.
Quando un’attività economica è rilevante ai fini Iva
(Francesco D’Alfonso)
Il sistema comune dell’IVA deve condurre ad una neutralità dell’imposta ai fini della concorrenza, nel senso che, nel territorio di ciascun Stato membro, sui beni e sui servizi di uno stesso tipo deve gravare lo stesso carico fiscale, a prescindere dalla lunghezza del circuito di produzione e di distribuzione.
Quando la società si cancella con i debiti tributari
(Stefano Ricca)
Quando una società viene cancellata dal registro imprese lasciando debiti tributari, la prima domanda è sempre la stessa: chi paga? Non c’è nessun automatismo. C’è un percorso procedurale che l’Amministrazione finanziaria deve seguire, passo dopo passo. L’ordinanza 34929/2025 della Cassazione lo ricorda con chiarezza.
Agibilità dell’immobile, “rifiuto di stipula” e responsabilità notarile: perché la Cassazione 1603/2026 non fa (e non può fare) regola
(Daniele Muritano)
La lettura “da social” dell’ordinanza Cassazione 24 gennaio 2026, n. 1603, è semplice: manca l’agibilità? Il notaio doveva rifiutare la stipula; se ha stipulato, è responsabile. È una lettura seducente, ma giuridicamente sbagliata. E soprattutto pericolosa, perché trasforma un caso fortemente connotato (e, per certi versi, patologico) in una presunta regola generale.
Il tempo come limite del potere: la Cassazione costringe il Garante a decidere
(Giorgia Dumitrascu)
Un potere punitivo che non conosce scadenza è asimmetrico.
Se la sanzione resta sospesa nel tempo, non è più reazione a un illecito è una presenza permanente, un’ombra che si allunga sui destinatari e trasforma l’incertezza in metodo.
Pochi, maledetti e subito: perché il posto fisso non è sempre una priorità
(Sara Bellanza)
Pochi, maledetti e subito. Un’espressione che ha segnato un’epoca in cui il posto fisso rappresentava l’approdo a una vita economicamente stabile (e soprattutto sicura). Tra gli anni Cinquanta e Novanta del secolo scorso il contratto a tempo indeterminato - spesso nel settore pubblico - era infatti percepito come un ascensore sociale: garantiva continuità economica e la possibilità di mettere su famiglia. Insomma, quel grado di sicurezza necessaria.








