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Economia

Flat tax sugli aumenti: cinque per cento di imposta, cento per cento di complessità!

di Gabriele Silva

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feb 25, 2026
∙ A pagamento

Con la circolare n. 2/E del 24 febbraio 2026, l’Agenzia delle Entrate ha fornito le istruzioni operative sulla nuova imposta sostitutiva del 5 per cento applicabile agli incrementi retributivi derivanti dai rinnovi contrattuali 2024-2026, nonché sulla sostitutiva del 15 per cento per maggiorazioni e indennità legate a lavoro notturno, festivo e a turni.

La misura, introdotta dalla legge di Bilancio 2026, entra ora nella sua fase concreta: quella dell’applicazione da parte dei sostituti d’imposta. Ed è proprio qui che l’intervento, più che per il suo impatto economico, merita una riflessione critica.

L’obiettivo dichiarato è condivisibile: favorire l’adeguamento salariale al costo della vita e rafforzare il legame tra produttività e retribuzione. Ma la struttura tecnica racconta una storia più articolata. L’aliquota del 5 per cento si applica esclusivamente alle somme corrisposte nel 2026, a condizione che il lavoratore abbia percepito nel 2025 un reddito da lavoro dipendente non superiore a 33.000 euro; quella del 15 per cento per notturni e festivi opera entro la franchigia annua di 1.500 euro e per redditi fino a 40.000 euro. La circolare chiarisce aspetti rilevanti: verifica della soglia considerando tutti i rapporti di lavoro, necessità di CU o autodichiarazioni, applicazione del principio di cassa allargato, esclusione di scatti di anzianità e una tantum, interazione con il trattamento integrativo. Non è una “flat tax”: è una deroga selettiva, temporanea e condizionata.

Sul piano comunicativo, l’espressione “tassa piatta sugli aumenti” funziona. Evoca semplicità e immediatezza. Ma nella realtà dei fatti l’intervento si innesta in una stratificazione già significativa di regimi sostitutivi: premi di risultato con aliquote differenziate, detassazioni parziali, franchigie, limiti reddituali. Ogni misura nasce con l’intento di sostenere il lavoro; nel tempo, però, contribuisce a rendere il quadro fiscale meno lineare.

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