L’onere della prova non cambia se il processo continua a pensare come prima
(Pierdante Colapietra)
Per anni l’atto impositivo è entrato nel processo tributario con un vantaggio implicito. Non sempre dichiarato, non sempre consapevole, ma reale. Il contribuente, più che trovarsi davanti a una pretesa da provare (da parte del Fisco), sembrava spesso trovarsi davanti a una pretesa da demolire.
Per l’onere probatorio le regole sono cambiate
(Dario Deotto)
Come riportato nell'intervento di Pierdante Colapietra (vedi qui sopra), oramai in più occasioni la Corte di Cassazione ha stabilito che la specifica disposizione sull’onere della prova in materia tributaria, di cui all’articolo 7, comma 5-bis, del Dlgs 546/1992, non ha sostanzialmente innovato nulla. La norma, secondo la Corte, non avrebbe previsto un regime diverso o più gravoso rispetto ai principi vigenti precedentemente alla novella.
Si tratta di affermazioni che non convincono, e che probabilmente risentono del ruolo di difensore delle ragioni erariali che in più occasioni la Corte di Cassazione (o perlomeno certi giudici della stessa) si ha da un po’ di tempo auto-assegnato.
Il Regime di adempimento collaborativo opzionale al restyling
(Annalisa Cazzato)
Lo aveva annunciato, poche settimane fa, il Viceministro dell’economia e delle finanze, raccogliendo le doglianze della platea di riferimento, e lo ha fatto: il Correttivo Omnibus esaminato dal Consiglio dei ministri la scorsa settimana ha introdotto alcune importanti modifiche al regime di Adempimento collaborativo in via opzionale di cui all’articolo 7-bis del Dlgs. 128 del 2015.
Apprendistato non pervenuto: quando il contratto perde la sua ragione di esistere
(Gabriele Silva)
Nel diritto del lavoro esistono contratti che si distinguono per il tipo di attività svolta e altri che si distinguono per la loro finalità. L’apprendistato appartiene a questa seconda categoria. Non nasce semplicemente per consentire a un giovane di lavorare, ma per permettergli di lavorare imparando.
Il sospetto non basta: la Cassazione ricorda che la malattia non si licenzia per intuizione
(Claudio Garau)
La recente ordinanza della Cassazione n. 8738/2026 si colloca nel solco delle decisioni in materia di licenziamento disciplinare, ma - a ben vedere - intercetta questioni che vanno oltre il caso concreto. Offre lo spunto per riflettere sull’equilibrio tra potere disciplinare datoriale, tutela della salute del lavoratore e regole di accertamento della prova nel processo del lavoro. La Corte richiama l’attenzione sul fatto che, nel giudizio, non è sufficiente una ricostruzione intuitiva o fondata su percezioni immediate, ma è necessario che l’accertamento si basi su elementi oggettivi, valutati secondo coerenza logica e gravità indiziaria quando la prova non sia diretta.
Il legislatore distingue tra femminicidio e omicidio. Ecco perché
(Immacolata Duni)
Ogni volta che si torna a discutere di femminicidio, emerge puntualmente la stessa obiezione: perché distinguere i due reati? In fondo, un omicidio è un omicidio. Questa è una frase apparentemente ragionevole, ma che rivela una profonda incomprensione del fenomeno che il legislatore ha cercato di affrontare.








