La diligenza del commercialista tra incarico, documenti e poteri del CTU: la realtà è più sfumata
(Lorenzo Romano)
C’è un equivoco che attraversa la cronaca sulla responsabilità professionale del commercialista, e l’ordinanza n. 21061, depositata il 21 giugno scorso, ne è il banco di prova ideale. Si tende a leggere ogni pronuncia della Cassazione in materia di responsabilità del professionista come l’affermazione di un dovere sempre più pervasivo di “vigilare” sul cliente. La realtà è più sfumata, e proprio in questa sfumatura si gioca la portata pratica della decisione, anche perché, conviene anticiparlo, nessun principio di diritto è stato qui enunciato.
Le osservazioni al PVC complicano il “connubio” tra contraddittorio preventivo e accertamento con adesione
(Andrea Gaeta e Maurizio Nadalutti)
Si è già scritto su Blast dell’opportunità di presentare delle osservazioni al PVC, ancorché tale facoltà non risulti più disciplinata da una specifica disposizione normativa, essendo stato abrogato l’articolo 12, comma 7, della L. n. 212/2000.
Ma come reagiscono generalmente gli uffici amministrativi a fronte delle osservazioni al PVC?
SPILLI EREDITARI - Glossa alla risposta a interpello n. 116/2026 dell'Agenzia delle Entrate
(Piero Sanna Randaccio)
C’è, nella Risposta n. 116/2026, una formula destinata a viaggiare ben oltre il caso che l’ha generata. Per ammettere all’esenzione di cui all’articolo 3, comma 4-ter, TUSD la nuda proprietà di quote di società di persone, l’Agenzia pretende che il beneficiario acquisisca «la titolarità piena di ogni potere gestorio». Così la «titolarità del diritto» — requisito che il Dlgs n. 139/2024 aveva scritto lieve per le “altre quote sociali”, sganciandolo dal controllo ex articolo 2359 c.c. — torna ingrossata fino a contenere l’integralità del comando. Il presupposto più tenue dell’intera norma diventa, per via di prassi, il più gravoso di tutti.
La rendita vitalizia e il rischio di un’imposta costruita su una ricchezza che non esiste
(Pierdante Colapietra)
Diciottomila euro l’anno. Duecentosedicimila euro di imposta. Due milioni e settecentomila euro di base imponibile. Il caso deciso dalla Corte costituzionale con la sentenza 28 maggio 2026, n. 89, si capisce già mettendo in fila questi tre numeri. Una rendita vitalizia modesta, destinata a maturare anno dopo anno, viene trasformata dal calcolo fiscale in una ricchezza milionaria. Non perché qualcuno abbia sbagliato l’operazione, ma perché era proprio l’operazione, applicata correttamente, a portare fuori strada.
Il lavoratore fragile non vale meno
(Gabriele Silva)
Ci sono sentenze che risolvono una controversia. E poi ci sono sentenze che, quasi senza volerlo, raccontano qualcosa del nostro modo di guardare il lavoro. La Cassazione, con l’ordinanza n. 17754 del 3 giugno scorso, affronta il caso di un autista sottoposto per anni a turni gravosi, mezzi inadeguati e condizioni di lavoro usuranti, riconoscendo il diritto al risarcimento integrale del danno subito. Ma il passaggio più interessante non riguarda il nesso causale tra lavoro e malattia. Riguarda il valore che attribuiamo alla fragilità delle persone.
Cosa puoi (e cosa non puoi) caricare sull'IA
(Mario Alberto Catarozzo)
Lo facciamo decine di volte al giorno, ormai quasi senza accorgercene. Prendiamo un documento, lo copiamo, lo incolliamo dentro ChatGPT, Claude o Gemini e chiediamo una mano. Una memoria difensiva da sintetizzare. Un bilancio da commentare. Una busta paga su cui sciogliere un dubbio dell’ultimo minuto. Comodo, velocissimo. E qui casca l’asino, perché quel file non è nostro. È del cliente.








