Versamenti delle imposte: la proroga che costa il doppio a chi non ha colpe
(Simona Baseggio e Barbara Marini)
Tra le pieghe del decreto-legge 22 maggio 2026, n. 89, noto come “decreto accise”, si annida una disposizione che, pur nella sua apparente tecnicità, fotografa con nitidezza il rapporto tra promesse e realtà nel panorama fiscale italiano.
Il Paese che premia chi arriva e dimentica chi resta
(Giacomo Monti)
Ci sono momenti nei quali il legislatore finisce per raccontare involontariamente la propria idea di Paese. Ed è difficile non cogliere la profonda contraddizione che emerge tra le analisi economiche che descrivono il drammatico impatto della denatalità sul futuro dell’Italia e le misure fiscali che vengono concretamente pensate per “sostenere” la crescita del Paese.
L'APPROFONDIMENTO - Quando il passaggio generazionale diventa privilegio ereditario
(Daniele Muritano)
Il dibattito sulla “tassazione dei ricchi” è tornato al centro della discussione pubblica, ridotto spesso, polemicamente, alla sola parola “patrimoniale”. La formula è fuorviante perché mescola piani distinti. Colpire il risparmio ordinario, l’abitazione familiare o i patrimoni medi è operazione politicamente e giuridicamente diversa dall’interrogarsi sulla tassazione effettiva delle grandi ricchezze, soprattutto quando queste si trasmettono quasi intatte da una generazione all’altra.
Il “feticcio” del modello non regge più: la 231 torna alla colpa di organizzazione
(Pierdante Colapietra)
Nel dibattito sulla responsabilità degli enti c’è un equivoco che continua a sopravvivere più del dovuto: l’idea che tutto si giochi, in fondo, sulla presenza o assenza del modello. Come se la 231 potesse ancora essere letta in termini elementari: modello sì, modello no; esimente sì, esimente no. È una semplificazione comoda, ma sempre meno credibile. Perché ciò che conta non è se l’ente abbia un documento da esibire, ma se esista, dietro quel documento, un’organizzazione capace di prevenire il reato.
Quando il ricorso lo scrive la macchina: la Cassazione e le “allucinazioni” giurisprudenziali che tornano, stavolta dal lato della difesa (Cass. pen., Sez. VII, ord. n. 11431/2026)
(Lorenzo Romano)
C’è un passaggio, nell’ordinanza n. 11431 della Settima Sezione penale depositata il 26 marzo scorso, che merita di essere letto due volte. Non per il merito (un’inammissibilità di routine in materia di concorso nello spaccio di lieve entità) ma per una constatazione che il Collegio (relatore Scarcella) consegna quasi en passant e che invece riporta in primo piano un tema che su queste pagine abbiamo già affrontato: i richiami giurisprudenziali contenuti nel ricorso sono “frutto di probabile allucinazione informatica conseguente all’utilizzo di applicativi di intelligenza artificiale generativa”.







