Versamenti delle imposte: la proroga che costa il doppio a chi non ha colpe
di Simona Baseggio e Barbara Marini
Tra le pieghe del decreto-legge 22 maggio 2026, n. 89, noto come “decreto accise”, si annida una disposizione che, pur nella sua apparente tecnicità, fotografa con nitidezza il rapporto tra promesse e realtà nel panorama fiscale italiano.
L’articolo 6 del decreto interviene, come ormai accade puntualmente ogni anno, sui termini di versamento delle imposte risultanti dalle dichiarazioni dei redditi per i soggetti ISA e le categorie a essi assimilate: forfettari, contribuenti minimi, soggetti esclusi dagli indici e soci di società tassate per trasparenza. La scadenza ordinaria del 30 giugno viene differita al 20 luglio 2026, senza alcuna maggiorazione. Fin qui, nulla di nuovo. La proroga estiva dei versamenti è ormai un rito consolidato, giustificato dal cronico ritardo nella pubblicazione dei software necessari alla compilazione delle dichiarazioni e, da ultimo, alla formulazione della proposta di concordato preventivo biennale.
La ragione della proroga, del resto, è dichiarata e incontestabile. Il software “Il tuo ISA 2026 CPB” è stato rilasciato dall’Agenzia delle Entrate soltanto il 13 maggio 2026, quasi un mese dopo il termine del 15 aprile previsto dall’articolo 9-bis del decreto-legge n. 50 del 2017. Un ritardo cui il legislatore ha tentato di porre rimedio con un espediente non propriamente elegante, inserendo in sede di conversione del decreto-legge n. 38/2026 una norma che, per il solo anno 2026, ha spostato il termine di messa a disposizione dei programmi informatici dal 15 aprile al 15 maggio.
La novità, tuttavia, non sta nella proroga. Sta nel prezzo del suo prolungamento.



