Redditi da lavoro autonomo: la nuova imputazione temporale tra apparenti semplificazioni e nuovi oneri per il contribuente
(Simona Baseggio e Barbara Marini)
La modifica dell’articolo 54, comma 1, del TUIR — introdotta lo scorso anno — comincia ora a dispiegare i suoi primi effetti operativi, in particolare nel passaggio tra il 2025 e il 2026. È proprio in questa fase di transizione che i professionisti si trovano a confrontarsi con le novità in tema di imputazione temporale dei compensi percepiti, con implicazioni che, pur mirando a una maggiore coerenza tra quanto dichiarato dai sostituti d’imposta e quanto riportato in dichiarazione dai professionisti, comportano non pochi interrogativi interpretativi e nuovi adempimenti pratici.
Scambi intracomunitari IVA alla prova dell’era digitale
(Francesco D’Alfonso)
Nell’ambito del sistema IVA degli scambi nella Unione Europea, lo scambio intracomunitario di beni si caratterizza per la presenza di due distinte operazioni: una cessione senza applicazione d’imposta nello Stato UE di provenienza della merce e un acquisto intracomunitario tassato nello Stato membro di destinazione della stessa.
L’ordinamento tributario italiano di nuovo condannato per violazione della CEDU: rischio paralisi per l’Agenzia?
(Chiara Forino)
La sentenza della Corte di Giustizia Europea Ferrieri e Bonassisa v. Italia estende la tutela dell’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ai dati bancari e offre lo spunto per molte riflessioni.
Il reato senza autore: l’algoritmo mette in crisi la colpevolezza
(Giorgia Dumitrascu)
Il caso: un evento lesivo si verifica durante il funzionamento di un sistema automatizzato. Una persona è presente, ma non decide l’azione che produce l’esito. Il comando finale non è dell’umano, e il controllo non coincide più con una decisione.
“Il diritto penale non reagisce agli eventi. Reagisce agli autori”.
Di nepo economy e altre scorciatoie (normali) al lavoro precario
(Natalia Piemontese)
Una volta venivano definiti i “figli di papà”. Oggi hanno un nome più glamour e apparentemente neutro: i nepo baby, ovvero figli e nipoti che imboccano la scorciatoia parentale ma non necessariamente per lavorare nell’azienda di famiglia. Semplicemente, sembra essere l’unica via d’uscita in un mercato del lavoro così instabile e povero di opportunità vere. E dati alla mano, non confinato al solo territorio italiano.
Lavorare tanto è ancora un valore?
(Mario Alberto Catarozzo)
C’era un tempo in cui la risposta sarebbe stata scontata. Lavorare tanto, anzi tantissimo, era segno di dedizione, ambizione, serietà. Chi accumulava ore su ore in ufficio veniva guardato con ammirazione, chi lasciava il posto alle 18 in punto, con sospetto. Ma qualcosa è cambiato, e non solo nei nostri orari. È cambiato il modo stesso in cui pensiamo al lavoro e al suo ruolo nelle nostre vite.
Oggi, nel 2026, la domanda non è più retorica: è urgente, necessaria, e la risposta che stiamo costruendo collettivamente sta rivoluzionando il mondo del lavoro.








