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Economia

Di nepo economy e altre scorciatoie (normali) al lavoro precario

di Natalia Piemontese

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gen 15, 2026
∙ A pagamento

Una volta venivano definiti i “figli di papà”. Oggi hanno un nome più glamour e apparentemente neutro: i nepo baby, ovvero figli e nipoti che imboccano la scorciatoia parentale ma non necessariamente per lavorare nell’azienda di famiglia. Semplicemente, sembra essere l’unica via d’uscita in un mercato del lavoro così instabile e povero di opportunità vere. E dati alla mano, non confinato al solo territorio italiano.

Un recente articolo pubblicato su Fortune infatti, riporta che nel 2025 più della metà dei giovani della Generazione Z ha confessato di avere chiesto ai propri genitori di cercargli un’opportunità di lavoro. Con il risultato che, oltre la metà di questi, ha visto il padre o la madre procurargli una candidatura tramite una connessione personale.

Certamente sì, le raccomandazioni esistono da sempre. Un tempo però chi non aveva connessioni poteva comunque trovare un percorso di scalata, magari lento, magari fatto di gavetta e porte chiuse in faccia ma il sistema sociale era (perlomeno più di ora) strutturato per premiare l’esperienza e l’impegno. E, comunque, la difficoltà aguzzava l’ingegno e a furia di provare e riprovare, qualcosa la si spuntava (mentre oggi il concetto di comfort zone si espande a dismisura).

In un mercato in cui oggi, invece, i posti sono pochi, i requisiti nebulosi e la precarietà è diventata la regola anziché l’eccezione, chi non ha una “connessione” non ce la fa. Per dirla con Staiger - che scrive sulla Harvard Gazette- “Non stiamo parlando di CEO che sistemano i figli ma di persone normali”.

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