Transizione 5.0: il vero investimento? Sopravvivere alla burocrazia
(Gabriele Silva)
Quando è stata presentata la disciplina della Transizione 5.0 si è parlato di innovazione, sostenibilità e competitività delle imprese. Obiettivi che nessuno può mettere in discussione. Scendendo però dal piano dei principi a quello dell’operatività, la percezione di molti professionisti è ben diversa: il vero investimento richiesto non sembra essere soltanto quello nei beni strumentali, ma soprattutto quello in tempo, adempimenti e gestione burocratica. La sensazione, sempre più diffusa, è che ogni incentivo fiscale venga accompagnato da un percorso amministrativo più complesso del precedente, quasi a volere trasformare il beneficio in una corsa ad ostacoli.
Liquidazione e CPB: un’uscita che non c’è, e il conto lo paga il socio superstite
(Simona Baseggio e Barbara Marini)
Con la risposta n. 138/2026 l’Agenzia delle Entrate affronta il caso di una società di persone che, persa la componente dei soci di capitale, delibera la messa in liquidazione pur continuando a gestire il proprio patrimonio immobiliare. Una s.a.s. di gestione immobiliare, in contabilità semplificata, aveva aderito al CPB per gli anni 2024 e 2025. Nel corso del 2025 i due soci accomandanti, unici titolari di capitale, esercitano il recesso; rimasta la sola socia accomandataria, socia d’opera, e constatata l’impossibilità di reintegrare i soci di capitale, viene deliberata la liquidazione.
È sempre più un contraddittorio solo sulla carta
(Andrea Gaeta e Maurizio Nadalutti)
Come appariva prevedibile, sempre più il contraddittorio preventivo generalizzato introdotto nel nostro ordinamento sta perdendo di significato.
La conferma arriva anche dalla giurisprudenza di vertice. Nella sentenza della Cassazione n. 6969 del 23 marzo scorso, i giudici, riscontrando che l’atto impositivo non riportava un analitico rigetto delle osservazioni del contribuente, giungono comunque alle conclusioni che non risulta leso il principio del contraddittorio.
Verifiche fiscali “in loco”: il Garante del contribuente può colmare il vuoto di tutela?
(Vincenzo Fusco)
È ormai coram populo la giurisprudenza CEDU dell’ultimo anno, che ha stigmatizzato il vuoto tuttora permanente nell’istruttoria delle verifiche fiscali: l’assenza di un rimedio effettivo e tempestivo cui il contribuente possa rivolgersi ove ritenga che l’ingerenza nei locali dell’impresa ecceda i limiti della legalità, della necessità e della proporzionalità. Il sindacato solo successivo sull’atto impositivo, quando questo venga poi emesso, non è sufficiente a tutelare l’interesse inciso dall’accesso in quanto tale, poiché l’intrusione si è già consumata e i suoi effetti, specie nella dimensione non patrimoniale, possono risultare irreversibili.
La teoria del “Gne Gne”: critichi e basta? Sei già preda dell'algoritmo
(Pietro Alò e Antonello Cassone )
C’è un suono che conosciamo bene. Lo sentiamo nelle riunioni, nei convegni, sotto i post di LinkedIn, nei corridoi degli studi professionali. Non è una parola. È un verso: «gne gne». È il rumore che fa chi non ha nulla da proporre, ma ha tutto da obiettare. Il professionista gne gne non costruisce, non rischia, non avanza un’ipotesi. Aspetta. Aspetta che qualcun altro si esponga con un’idea — imperfetta, perfettibile, umana — e solo allora interviene. «Eh, ma la norma…». «Eh, ma la Cassazione…». «Eh, ma non si è mai fatto così».
La cartella ipotecaria attraversa la frontiera, ma non come contante
(Pierdante Colapietra)
Alla frontiera il valore economico può ingannare. Un documento può essere collegato a un credito rilevante, incorporare una garanzia, circolare materialmente da un Paese all’altro e apparire, agli occhi del controllo, come una forma alternativa di ricchezza trasferibile. Ma l’impressione non basta a farne denaro.








