Verifiche fiscali “in loco”: il Garante del contribuente può colmare il vuoto di tutela?
di Vincenzo Fusco
È ormai coram populo la giurisprudenza CEDU dell’ultimo anno, che ha stigmatizzato il vuoto tuttora permanente nell’istruttoria delle verifiche fiscali: l’assenza di un rimedio effettivo e tempestivo cui il contribuente possa rivolgersi ove ritenga che l’ingerenza nei locali dell’impresa ecceda i limiti della legalità, della necessità e della proporzionalità. Il sindacato solo successivo sull’atto impositivo, quando questo venga poi emesso, non è sufficiente a tutelare l’interesse inciso dall’accesso in quanto tale, poiché l’intrusione si è già consumata e i suoi effetti, specie nella dimensione non patrimoniale, possono risultare irreversibili.
Si è detto, allora, che il sindacato di legittimità della verifica avrebbe potuto essere rimesso al giudice ordinario, ma la soluzione è stata subito accantonata: da un lato, rischierebbe di aggravare ulteriormente un comparto di per sé già in sovraccarico; dall’altro, introdurrebbe un possibile fattore di rallentamento delle verifiche, rischiando di trasformare ogni accesso in un subprocedimento, ai danni dell’efficacia dell’azione amministrativa.
Nemmeno il giudice tributario, a legislazione invariata, potrebbe rivestire questo ruolo, stante la sua cognizione sugli atti impositivi. Diverso sarebbe attribuirgli, attraverso una nuova cornice processuale de iure condendo, una funzione di controllo immediato sull’attività istruttoria, con termini rapidissimi e poteri cautelari selettivi.
Ancora meno convincente appare il ricorso al Garante per la protezione dei dati personali. Vero è che molte verifiche incidono spesso su archivi digitali e sistemi informativi; ma il Garante privacy interviene nei limiti del trattamento del dato e delle misure di sicurezza, senza però che gli si possa attribuire la verifica sulla legittimità complessiva dell’accesso tributario.
Orbene, se l’ordinamento necessita di un’autorità terza, tecnicamente attrezzata e non paralizzante, perché non pensare al Garante del contribuente, quale immediato presidio di controllo sulle violazioni istruttorie più invasive?
Ne ho timidamente prospettato l’intervento, proprio sulle pagine di questa rivista (https://www.blastonline.it/p/garanzie-in-loco-e-tenuta-dellazione?utm_source=publication-search), e ora più convintamente ne ribadisco la fattibilità.
Mentre si è ancora in attesa dell’attuazione del nuovo articolo 13 dello Statuto e dell’istituzione del Garante nazionale del contribuente, i Garanti regionali continuano a essere presenti e operanti. Ne è conferma il decreto n. 8/2026 del 13 maggio 2026, con cui il Presidente della CGT di secondo grado della Lombardia, Mauro Vitiello, ha nominato quale Garante del contribuente in Lombardia il già Presidente Domenico Chindemi, che, con decorrenza dal 1° giugno 2026, succede al dimissionario Antonio Simone, per la durata di quattro anni o per il minor tempo che dovesse intercorrere sino all’istituzione del Garante nazionale.
Ebbene, leggendo le motivazioni del decreto che ha condotto alla nomina di Chindemi, questa ipotesi ne esce rafforzata.



