“Aria” - LE PAROLE DI BLAST
(Cristina Marchesan)
Apro con estrema cautela la finestra, ma un fruscio rapido e improvviso mi scompiglia inesorabilmente i capelli con il beneplacito della mia parrucchiera.
Precauzione o meno, non riesco ad impedire che quella ventata d’aria gelida, complice sottile dell’inverno, si intrufoli come il gatto di casa, anzi, si insinui prepotente in tutte le stanze, raffreddando l’ambiente, mentre anche l’azienda del gas festeggia.
Ebbene sì, durante la stagione fredda la si vuol tener fuori dalla porta come un ospite sgradito ed in estate, quando è così calda da rendere difficile qualsiasi tipo di attività anche restando seduti, risulta sicuramente più gradevole l’aria fresca veicolata dai condizionatori.
“Ordine” - LE PAROLE DI BLAST/2
(Stefano Ricca)
L’ordine viene dal latino ordo, ordinis: fila, serie, successione regolare. Dalla radice indoeuropea ar, che significa adattare, disporre, connettere. La stessa radice di ars, arte, e arma, strumento.
Già dall’etimologia si capisce tutto: l’ordine è sempre una costruzione umana, un artificio. Mai qualcosa di naturale.
Einstein lo spiegava bene col secondo principio della termodinamica: l’universo tende naturalmente al disordine, al caos. L’entropia aumenta sempre. Una stanza ordinata diventa disordinata da sola, ma una stanza disordinata non si riordina mai spontaneamente. Serve energia, lavoro, qualcuno che intervenga.
Il disordine è lo stato naturale delle cose. L’ordine è l’eccezione, sempre temporanea, che l’uomo cerca di imporre alla natura.
"Dentro il sistema" - SPECCHI DIGITALI – RACCONTI E RIFLESSIONI SULL’UMANITÀ RIFLESSA NELLE SUE MACCHINE
(Gabriele Silva)
C’è una domanda che attraversa tutto eXistenZ, il film più viscido e filosofico di David Cronenberg:
siamo ancora nel gioco, o ne siamo usciti?
È una domanda che, a distanza di anni, suona terribilmente attuale.
Perché oggi il lavoro assomiglia sempre più a una simulazione che non sappiamo quando inizia e quando finisce.
“Algoritmo controllo - Imitation of consciousness”- Episodio 24
(Tommaso Landi )
Difdu Cannes, 18 settembre.
C’è un momento, in ogni fuga rocambolesca, in cui l’adrenalina svanisce e la realtà ti presenta il conto.
Per Dellandito e Anna quel momento arrivò quando Galante, trionfante, indicò la sua barca ormeggiata in fondo al molo di servizio del Vieux Port.
«Eccola! La Difdu!» annunciò, fiero.






