“Ordine” - LE PAROLE DI BLAST/2
di Stefano Ricca
L’ordine viene dal latino ordo, ordinis: fila, serie, successione regolare. Dalla radice indoeuropea ar, che significa adattare, disporre, connettere. La stessa radice di ars, arte, e arma, strumento.
Già dall’etimologia si capisce tutto: l’ordine è sempre una costruzione umana, un artificio. Mai qualcosa di naturale.
Einstein lo spiegava bene col secondo principio della termodinamica: l’universo tende naturalmente al disordine, al caos. L’entropia aumenta sempre. Una stanza ordinata diventa disordinata da sola, ma una stanza disordinata non si riordina mai spontaneamente. Serve energia, lavoro, qualcuno che intervenga.
Il disordine è lo stato naturale delle cose. L’ordine è l’eccezione, sempre temporanea, che l’uomo cerca di imporre alla natura.
E per millenni il nostro valore è stato esattamente questo: mettere ordine nel caos. Prendere pezzi di legno sparsi e costruire un mobile. Prendere numeri sconnessi e fare un bilancio. Prendere norme contraddittorie e trovarci un senso, se possibile. L’uomo come artefice dell’ordine contro l’entropia dell’universo.
Poi è arrivata l’intelligenza artificiale e qualcosa si è rotto.
I ruoli si sono invertiti. Adesso è la macchina che mette ordine, e lo fa meglio di noi. L’AI prende miliardi di dati disordinati, li sistema, li cataloga, li rende accessibili in una frazione di secondo. Ti fa ricerche perfettamente ordinate, ti scrive testi con strutture impeccabili, ti dà risposte precise a domande precise. L’ordine è diventato il suo territorio, il suo dominio assoluto.



