7 GIORNI (IR)REGOLARI - Due tempi
(Stefano Ricca)
Sono le sei e qualcosa del mattino, in questa settimana di caldo torrido esco a correre prima che il caldo diventi quello vero, quello che non fa respirare. La campagna è ancora fresca, il sole è basso a est e sta salendo piano. Per un quarto d’ora ho la sensazione esatta di respirare a pieni polmoni, quella che l’estate dovrebbe garantire e quasi mai garantisce davvero.
LE PAROLE DI BLAST - “Trappola”
(Cristina Marchesan)
Mancandone la documentazione storica, l’etimo ricostruito della parola odierna ci permette di ricondurla al franco *trappa, da cui il francese trappe.
Ripercorrendo l’evoluzione delle attività umane, fin dalla preistoria, potremmo facilmente comprendere la rilevanza del termine in seno alle mansioni direttamente riferibili alla sopravvivenza della specie.
LEGGER(MENTE) – LE RECENSIONI DI BLAST - Dominique Lapierre – Un dollaro, mille chilometri
(Chiara Forino)
Fine giugno: estate, scuole chiuse, ritmi che rallentano, aria di vacanze. È proprio nell’estate del 1948 che si svolge il viaggio narrato in questo diario.
L’autore, un diciassettenne francese, riesce a vincere una piccola borsa di studio e parte alla scoperta dell’America, in un’epoca in cui non esistevano voli transoceanici e le telefonate intercontinentali erano una costosa rarità.
I libri di Selezione del Reader’s Digest non sapevano di essere inclusivi
(Nereo Seppia)
Oggi va molto di moda parlare di democratizzazione della cultura.
Lo si fa nei convegni, nei festival, nei podcast, nelle newsletter. La cultura deve essere accessibile, inclusiva, aperta, popolare, condivisa, orizzontale, partecipata. Possibilmente sostenibile, resiliente e magari anche biodegradabile.
Poi però capita (al sottoscritto spesso) di camminare per mercatini del modernariato o dell’antiquariato e, nascosto sotto fumetti avanguardisti o bambole di pezza che sono state la gioia passata di qualche bambina, spunta un vecchio volume di Selezione del Reader’s Digest e improvvisamente, oltre all’irrefrenabile impulso di comprarlo, la mente comincia a volteggiare nei ricordi.
Perché quei libri hanno un difetto imperdonabile. Hanno democratizzato davvero la cultura. Non a parole, non nei manifesti programmatici, non nelle slide di un seminario finanziato da qualche bando, ma hanno fatta entrare la cultura nelle case senza fare rumore.






