LE PAROLE DI BLAST - “Trappola”
di Cristina Marchesan
“Cominciarono a giocare, ponendo come pegno, per chi perdesse, l’acquisto di ulteriore vino. Moroni, buttando le carte a casaccio, fece vincere costantemente i due, lamentandosi della sua sfortuna ma complimentandosi della loro bravura al gioco. Pagò diverse arne di vino di cui bevve in abbondanza, ma sicuramente meno dei due ingenui, che stavano sempre di più cadendo nella sua trappola.”
(Da “Una spia in laguna” di Cristiano Meneghel)
Mancandone la documentazione storica, l’etimo ricostruito della parola odierna ci permette di ricondurla al franco *trappa, da cui il francese trappe.
Ripercorrendo l’evoluzione delle attività umane, fin dalla preistoria, potremmo facilmente comprendere la rilevanza del termine in seno alle mansioni direttamente riferibili alla sopravvivenza della specie.
Difatti, praticando occupazioni quali caccia e pesca, elaborare sistemi funzionali o l’essere in grado di fabbricare strumenti, da utilizzare al meglio per catturare le prede, soddisfava l’impellente esigenza di garantire cibo a sufficienza a tutti i membri del gruppo di appartenenza.



