La domanda veloce non esiste
(Mario Alberto Catarozzo)
“Dottore/Dottoressa, ho solo una domanda veloce”. Quante volte l’hai sentita da un cliente o prospect? Al telefono, in un messaggio su WhatsApp il sabato mattina, sulla porta dello studio a riunione finita, in piedi durante il coffee break di un convegno. In realtà, è una delle frasi più costose della tua professione. Perché non è mai veloce e non è nemmeno una domanda: è una consulenza travestita.
Dalla soglia del domicilio alla soglia del dato, le garanzie da rafforzare
(Marco Cramarossa)
Il recente orientamento della Cassazione in materia di indagini finanziarie (ordinanze nn. 19956 e 19960 del 15 giugno scorso) segna un passaggio importante nel rapporto tra poteri istruttori del Fisco e tutela del contribuente. Se l’accesso ai dati bancari incide su informazioni riconducibili alla sfera privata, l’autorizzazione non può più essere trattata come un mero atto interno, sottratto a un effettivo sindacato. Deve invece presentare un contenuto minimo che consenta di verificare, anche ex post, presupposti, oggetto e limiti dell’ingerenza. In difetto, le risultanze acquisite diventano inutilizzabili nella parte in cui fondano la pretesa tributaria.
Comodato ai clienti e deducibilità degli ammortamenti: la Cassazione amplia il concetto di inerenza
(Giacomo Monti)
Con l’ordinanza n. 18431 dell’8 giugno scorso, la Corte di Cassazione è tornata ad occuparsi della deducibilità delle quote di ammortamento relative a beni concessi in comodato gratuito ai clienti, offrendo una lettura dell’articolo 102, comma 1, del Tuir che appare particolarmente significativa non soltanto per la questione specifica affrontata, ma anche per la più generale evoluzione del concetto di inerenza.
Quando il giudice non sa cos'è un backup. Un disegno di legge per risolvere il problema
(Simona Baseggio e Barbara Marini)
Immaginate una causa da centomila euro. Al centro c’è un contratto di fornitura software, un servizio cloud che non ha funzionato come promesso, un backup che non c’era quando serviva. Le parti portano in aula documenti tecnici, log di sistema, specifiche di contratto. Il giudice ascolta. Annuisce. E poi — perché la montagna da scalare sembra troppo alta — trova la prima eccezione preliminare possibile e chiude lì, senza entrare nel merito. La controversia finisce in nulla, senza che nessuno abbia davvero capito cosa fosse andato storto.
Non è fantasia. È quello che capita spesso nelle aule italiane quando la materia del contendere è digitale.
Ma c’è una novità.
Classificati. L'industria dei premi per aziende e professionisti
(Diego Zonta)
Ogni anno, in autunno, migliaia di imprenditori italiani trovano nella casella di posta un messaggio con questo tenore: “La vostra azienda è stata selezionata tra le migliori per la crescita”. Il mittente varia — una società di data analysis, un istituto di ricerca, una piattaforma statistica — ma la struttura è sempre la stessa: siete stati riconosciuti e se volete potete comunicarlo al mercato con il nostro logo. È il punto di partenza di una filiera tutt’altro che marginale: l’industria dei ranking aziendali, che in Italia coinvolge i principali quotidiani economici nazionali e si fonda su un modello di business elegante nella sua semplicità. In altre parole, un modello di business che unisce dati, brand editoriali e marketing aziendale. Funziona perché risponde a un bisogno reale.
Il logo che non si può nascondere: la lezione di Levi's ai signori del pallone
(Stefano Niccolai)
Quando la FIFA ordina di coprire il tuo marchio davanti a tre miliardi di spettatori, hai due opzioni: obbedire in silenzio oppure trasformare il telo bianco nel tuo miglior spot pubblicitario. Levi’s ha scelto la seconda.








