Accertamento e CPB: quando interviene la decadenza?
(Andrea Gaeta e Maurizio Nadalutti)
Una delle principali preoccupazioni del contribuente che ha aderito al concordato preventivo biennale è quella di essere raggiunto da un avviso di accertamento.
Va infatti rammentato che, ai sensi dell’articolo 22, comma 1, lett. a) del Dlgs 13/2024, l’avviso di accertamento può comportare la decadenza dai benefici del CPB, in particolare nell’ipotesi in cui “nei periodi di imposta oggetto del concordato o in quello precedente, risulta l’esistenza di attività non dichiarate o l’inesistenza o l’indeducibilità di passività dichiarate, per un importo superiore al 30 per cento dei ricavi dichiarati, ovvero risultano commesse altre violazioni di non lieve entità” disciplinate dal comma 2 del medesimo articolo 22, come ad esempio la rettifica che produce effetti sui dati del modello ISA generando una proposta di CPB superiore al 30 per cento rispetto a quella già concordata, oppure violazioni penalmente rilevanti.
L’(in)efficacia dell’adempimento spontaneo tra querelle politiche e il complesso puzzle delle entrate tributarie
(Annalisa Cazzato)
Sembra quasi un appuntamento fisso dei bollenti mesi estivi la querelle che si sviluppa quando la Corte dei conti presenta la propria Relazione sul Rendiconto generale dello Stato e che, puntualmente, tra articoli di giornali e interrogazioni parlamentari, mette sempre al centro del mirino l’operato dell’amministrazione finanziaria, costringendola spesso ad un defaticante slalom difensivo.
Incentivi alle assunzioni 2026: il vero risparmio è non perdere l’agevolazione
(Gabriele Silva)
Quando viene annunciato un nuovo incentivo alle assunzioni, la prima domanda dell’imprenditore è quasi sempre la stessa: quanto mi fa risparmiare? È una reazione comprensibile, ma spesso il punto non è questo. Prima ancora di calcolare il beneficio economico, occorre capire se esistono davvero tutti i presupposti per ottenerlo e, soprattutto, per conservarlo nel tempo.
Non siamo un Paese per giovani (imprenditori)
(Diego Zonta)
Il declino delle imprese guidate da under 35 rappresenta una delle criticità strutturali più rilevanti del tessuto economico italiano. Nell’arco di un decennio – dal 2014 al 2024 – dati ISTAT e Unioncamere alla mano, queste attività sono diminuite da circa 640.000 a 486.000 unità: una contrazione netta di 153.000 imprese, pari al 24 per cento del totale. In termini concreti, significa 42 aziende scomparse ogni giorno, un ritmo che ha ridotto la quota giovanile all’8,1 per cento del parco imprenditoriale nazionale.
Riforma 231, il giorno in cui la compliance smette di chiedere scusa
(Andrea Tordini)
La riforma del D.Lgs. 231/2001 non è un semplice tagliando normativo. È il tentativo, atteso da quasi venticinque anni, di riportare ordine in una disciplina nata moderna, cresciuta per accumulo e spesso giudicata con il senno di poi. Il progetto del Tavolo tecnico del Ministero della Giustizia, coordinato da Giorgio Fidelbo, conferma l’impianto del 2001 ma ne corregge alcune torsioni applicative: colpa di organizzazione al centro, più garanzie processuali, valorizzazione delle best practice, misure proporzionate per le PMI e nuova premialità per l’ente che si riorganizza davvero.







