Umano, troppo (poco) umano (*)
(Dario Deotto)
Due, tre pensieri veloci che sorgono spontanei dopo l’enciclica di Papa Leone e tutto il dibattito (scontato e, a dirla tutta, abbastanza noioso) che ne è seguito.
Il succo, sostanzialmente, è quello della constatazione che l’uomo rischia di essere ridotto ad essere un “mezzo” dell’AI.
Il fatto è che questa “trasformazione” dell’umano è già avvenuta. Da molto tempo. Non rispetto solo all’AI – che, chiaramente, prima non c’era – ma rispetto ad una questione molto più ampia, che è quella della tecnica.
Già nel 1959 M. Heiddeger, ad esempio, riportava (ne L’Abbandono) che “ciò che è veramente inquietante non è che il mondo si trasformi in un completo dominio della tecnica. Di gran lunga più inquietante è che l’uomo non è affatto preparato a questo radicale mutamento del mondo”.
Occorre chiarire sin da subito che per “tecnica” si intende sia l’universo di “mezzi” (compresi, ovviamente, quelli “tecnologici”), che nel loro insieme compongono l’apparato tecnico, sia la razionalità che presiede il loro impiego in termini di efficienza, uniformità e prevedibilità (così da trasformare l’uomo, di fatto, in una sorta di “macchina”).
“Abbandono” - LE PAROLE DI BLAST
(Cristina Marchesan)
Non è certo se sia dovuto alla differente sensibilità ed educazione delle persone o, più semplicemente, alla paura di incorrere in sanzioni, fatto sta che, fortunatamente, la disdicevole usanza di abbandonare i propri animali domestici, poco prima delle vacanze estive, sembrerebbe passata di moda.
Ma quante volte non succede invece di dover abbandonare un progetto o un’idea per causa di forza maggiore?
“Repubblica”- LE PAROLE DI BLAST/2
(Chiara Forino)
Il termine fa parte del nostro linguaggio dalla notte dei tempi. Già Cicerone, nell’omonima opera, ne viviseziona le sfaccettature, traendo spunto dal trattato che Platone scrisse nel IV secolo a.C.
L’origine etimologica è relativamente semplice: “res”, ovvero “cosa” e “pubblica”, la “cosa pubblica”. Numerose ipotesi associano l’uso originale al mero possesso materiale dei terreni appartenenti allo Stato e solo successivamente il suo significato è stato esteso al concetto più astratto dello Stato nel suo complesso, sebbene in un primo momento inteso nell’accezione classica dell’insieme dei cives (cittadini), in una fusione tra dimensione pubblica e privata più che come ente giuridico autonomo.
7 GIORNI (IR)REGOLARI - Qui si fa l’Italia e si muore
(Stefano Ricca)
Milano, maggio 2026. Francesco De Gregori presenta un progetto nato da venti concerti da duecento persone a sera in un piccolo teatro. Un film su Rai 3, un disco live, una nuova residenza teatrale. Scelta sua, non necessità. Poi dice qualcosa che viene contestato per giorni. Che prova imbarazzo per gli artisti che lanciano appelli. Che i proclami lo lasciano indifferente. Che non è un ruolo che sente suo.






