L’Agenzia delle entrate e le “azioni positive”
(Annalisa Cazzato)
C’è un fenomeno oggi ampiamente diffuso o osservato, l’attrazione, più o meno patologica, che il lettore ha nei confronti delle notizie “negative”.
Le azioni cattive attirano perché solleticano le curiosità più recondite, mentre quelle buone annoiano e vengono spesso trattate, anche da parte di chi le diffonde, asetticamente, come l’adempimento di meri doveri di cronaca.
A questa regola non fanno eccezione le notizie sull’Agenzia delle entrate (o meglio su ciò che circonda l’Agenzia delle entrate), spesso e volentieri al centro di accese polemiche che hanno ad oggetto ciò che l’amministrazione dice o fa (o molto più spesso ciò che non dice e non fa); l’amministrazione finanziaria, notoriamente, è facile preda di un’impietosa opinione pubblica, un po’ (fisiologicamente) per il gioco delle parti (dove l’immaginario collettivo vede buoni e cattivi e i primi difendersi strenuamente dai secondi), un po’ anche per le indiscutibili difficoltà di organizzazione e gestione che vive una struttura complessa, fatta da oltre 36 mila dipendenti ed estremamente ramificata sul territorio.
Certificazione tardiva e dividendi UE: la Cassazione conferma l’esenzione in presenza dei requisiti sostanziali
(Giacomo Monti)
La Corte di Cassazione consolida un importante orientamento giurisprudenziale in materia di esenzione da ritenuta sui dividendi distribuiti a società madri comunitarie ai sensi dell’articolo 27-bis del D.P.R. n. 600/1973.
L’intervento della Suprema Corte si inserisce, infatti, nel filone interpretativo già tracciato dalla sentenza n. 27646 del 29 settembre 2023, rafforzando un principio che, sul piano sistematico, appare pienamente coerente con la ratio della c.d. “Direttiva madre-figlia” e con la necessità di privilegiare i requisiti sostanziali rispetto agli adempimenti meramente formali.
Colpevole per l’uso dell’AI (ma nessuno se ne è accorto)
(Stefano Ricca)
« Devo dirti una cosa. »
Me lo ha detto così, senza preamboli. Era passato allo studio nel tardo pomeriggio, un momento in cui di solito non passa nessuno. Aveva l’aria di chi sta per confessare qualcosa di non grave ma abbastanza scomodo da avere aspettato il momento giusto.
« Ho vinto un ricorso. »
« Bene. »
« No, aspetta. Voglio dire che l’ho vinto, ma…»
Si è fermato. Ha guardato il pavimento un secondo.
« Devo dirti una cosa. »
Me lo ha detto così, senza preamboli. Era passato allo studio nel tardo pomeriggio, un momento in cui di solito non passa nessuno. Aveva l’aria di chi sta per confessare qualcosa di non grave ma abbastanza scomodo da avere aspettato il momento giusto.





