C’è un fenomeno oggi ampiamente diffuso o osservato, l’attrazione, più o meno patologica, che il lettore ha nei confronti delle notizie “negative”.
Le azioni cattive attirano perché solleticano le curiosità più recondite, mentre quelle buone annoiano e vengono spesso trattate, anche da parte di chi le diffonde, asetticamente, come l’adempimento di meri doveri di cronaca.
A questa regola non fanno eccezione le notizie sull’Agenzia delle entrate (o meglio su ciò che circonda l’Agenzia delle entrate), spesso e volentieri al centro di accese polemiche che hanno ad oggetto ciò che l’amministrazione dice o fa (o molto più spesso ciò che non dice e non fa); l’amministrazione finanziaria, notoriamente, è facile preda di un’impietosa opinione pubblica, un po’ (fisiologicamente) per il gioco delle parti (dove l’immaginario collettivo vede buoni e cattivi e i primi difendersi strenuamente dai secondi), un po’ anche per le indiscutibili difficoltà di organizzazione e gestione che vive una struttura complessa, fatta da oltre 36 mila dipendenti ed estremamente ramificata sul territorio.
Nella difficile risalita della china e nel tentativo di recuperare terreno sul piano della “reputazione” (che, come abbiamo messo in evidenza in occasione di un precedente contributo, è diventato un asset strategico anche per l’amministrazione finanziaria, secondo le chiare e innovative indicazioni contenute nell’Atto di indirizzo del Ministro per il triennio 2026-2028), c’è un’iniziativa di qualche giorno fa, passata troppo sotto silenzio sui giornali, collegata all’inaugurazione della nuova Casa dell’Amicizia della Comunità di Sant’Egidio che ha visto l’Agenzia co-protagonista di una azione positiva, di un’azione, meglio, che - come correttamente fatto presente dallo stesso Direttore dell’Agenzia - non va intesa come eccezionale, in quanto perfettamente in linea con la mission della struttura di reperire risorse da destinare ai bisogni (di ogni tipo) della collettività.



