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Libri & Magistero — Un incontro imprevisto -Quando un thriller incontra un‘enciclica

di Tommaso Landi

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giu 13, 2026
∙ A pagamento

Quando un amico mi ha scritto dicendo: “dovresti dare un’occhiata all’enciclica di Leone XIV”, era la mattina del 26 maggio.

Me ne sono subito procurato una copia e ho letto il titolo — Magnifica Humanitas, sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale — con stupore mi sono ritrovato a pensare che sarebbe stato il perfetto sottotitolo al mio romanzo al posto di Imitation of consciousness.

Algoritmo Controllo è il terzo capitolo di una trilogia. L’ho scritto con la convinzione che la narrativa possa fare qualcosa che i saggi sull’intelligenza artificiale faticano a fare: rendere visibile ciò che è invisibile perché troppo tecnico, troppo astratto, troppo lontano dalla vita quotidiana. Poi è uscita l’enciclica che ha fatto tutto ciò con un rigore cristallino.

La prima cosa che mi ha colpito, scorrendo Magnifica Humanitas, è stata la frase che Leone XIV usa come filo conduttore: «Siamo un desiderio, non un algoritmo». Una potente sintesi di pensiero. Nel romanzo, questa stessa idea prende la forma di un antagonista — Adrian Varga — anche per lui l’uomo non è un algoritmo, ma con la differenza che ciò è un male, è proprio questo, infatti, il difetto dell’umanità che vorrebbe correggere.

Leone XIV chiama questa visione «paradigma tecnocratico» e la descrive come il rischio che «faccia sembrare giusta e normale una visione antiumana, secondo cui la pienezza della vita consisterebbe nel ridurre la fragilità, eliminare l’imperfezione». Nella prefazione al mio romanzo, Dario Deotto descrive Varga come «un prodotto della Tecnica». Diversa la lingua, identica la diagnosi i rischi che il Papa descrive sono l’incarnazione stessa di Varga.

Ho riflettuto molto per creare quel personaggio e la sua genesi nasce da letture filosofiche e antropologiche. Volevo che la sua logica fosse irrefutabile, che i suoi argomenti sembrassero ragionevoli e seducenti. Perché il pericolo reale non sta nei robot assassini della fantascienza, ma nell’attrattiva quasi irresistibile di certi argomenti. Leone XIV dice, con più profondità, la stessa cosa.

Una delle tesi che mi stava più a cuore, scrivendo il romanzo, riguarda la natura del potere nell’era digitale. Helios, la corporation di Varga, non ha eserciti. Non ha portaerei. Eppure controlla rotte marittime, sistemi sanitari, infrastrutture cognitivo-logistiche globali. L’ingegner Galante, nel romanzo, lo spiega con una battuta secca: «Non ha incrociatori a Suez, non ha marines a Hormuz, eppure controlla quei passaggi più di quanto possa sperare qualsiasi governo.»

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