Forfettario e compensi incassati per errore: il Parlamento invoca la buona fede
di Simona Baseggio e Barbara Marini
La risposta a interpello n. 26/2026 dell’Agenzia delle Entrate, già oggetto di attenzione e di commento qui su Blast, è tornata al centro del dibattito istituzionale dopo l’intervento della Commissione Finanze del Senato, dove è stata presentata una proposta di risoluzione volta a individuare una soluzione interpretativa o normativa idonea a neutralizzare gli effetti più penalizzanti della vicenda.
Il caso è ormai noto. Un medico di medicina generale in regime forfettario, a causa di un errore amministrativo dell’Azienda sanitaria provinciale, ha percepito nel 2024 compensi superiori a quelli effettivamente spettanti. L’errore è stato rilevato e prontamente comunicato dalla professionista nel gennaio 2025, con restituzione integrale delle somme indebitamente corrisposte mediante modalità tracciabili. Ciò nonostante, secondo l’Agenzia delle Entrate, tali importi devono comunque concorrere alla determinazione dei compensi percepiti nel 2024, con il conseguente superamento della soglia di 85.000 euro e la fuoriuscita dal regime forfettario a partire dall’anno successivo.
Sotto il profilo strettamente letterale, la conclusione dell’Amministrazione appare coerente con il meccanismo del regime forfettario, fondato sul principio di cassa e sull’inclusione nel computo dei ricavi o compensi di tutte le somme percepite nel periodo d’imposta. Tuttavia, proprio questa rigidità applicativa ha suscitato perplessità crescenti, fino a determinare l’intervento del Parlamento.



