Anche l’Agenzia si “ravvede”: niente splafonamento per il forfettario che incassa e restituisce
di Simona Baseggio e Barbara Marini
A volte l’Amministrazione finanziaria torna sui propri passi. E, quando accade nel giro di poche settimane, la circostanza merita di essere segnalata.
Con la risposta n. 68/2026 l’Agenzia delle Entrate ha infatti rettificato la precedente risposta n. 26/2026, riconoscendo che i compensi percepiti per errore e successivamente restituiti non concorrono alla formazione del plafond di 85.000 euro e, di conseguenza, non comportano la fuoriuscita dal regime forfetario.
Il caso è ormai noto (vedi articolo pubblicato proprio questa mattina —>). Un medico di medicina generale, applicando il regime forfetario nel 2024, aveva percepito compensi superiori a quelli spettanti a causa di un errore amministrativo dell’Azienda sanitaria provinciale che lo aveva inquadrato come pediatra. Accortosi dell’anomalia, il professionista aveva prontamente segnalato l’errore e restituito nel 2025 tutte le somme indebitamente ricevute. Nonostante ciò, la Certificazione Unica rilasciata dall’ASP continuava a indicare i compensi complessivamente erogati nel 2024, con il risultato di far apparire superata la soglia degli 85.000 euro.
Nella prima risposta all’interpello, la n. 26/2026, l’Agenzia aveva adottato una lettura rigidamente ancorata al principio di cassa: i compensi percepiti nel periodo d’imposta dovevano comunque rilevare, anche se successivamente restituiti. Conseguenza: fuoriuscita dal regime forfetario a partire dal 2025.


