Dalla soggezione al consenso: riflessioni a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario tributario 2026
di Vincenzo Fusco
Un nuovo paradigma nel rapporto tra amministrazione e contribuente? Forse sì. E la speranza giunge all’indomani della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario tributario lombardo, celebratasi nel Palazzo di Giustizia di Milano a brevissima distanza da quella nazionale svoltasi presso la Corte di cassazione.
Accanto al Presidente della CGT della Lombardia, Mauro Vitiello, sono intervenuti Carolina Lussana, Presidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria, e Fiorenzo Sirianni, Direttore Generale del Dipartimento della Giustizia Tributaria del MEF, già presenti all’appuntamento romano.
Le relazioni hanno avuto tutte come comun denominatore il valore di equità nel prelievo della giusta imposta, bilanciando i contrapposti interessi: quello dell’AF al prelievo erariale e quello del contribuente alla valorizzazione dei propri diritti, in primis – ma non solo – quello di natura patrimoniale.
Ne è emerso non il consueto quadro statistico sull’andamento del contenzioso, ma il segno – ormai percepibile – di un approccio culturale sensibile alle attuali dinamiche socio-economiche, estraneo al paradigma dell’autorità e aperto ai temi dell’equità, della proporzionalità e della tutela effettiva dei diritti del contribuente.
Una ventata d’aria nuova che soffia, mai in modo così deciso, su quell’alone di vetustà che ancora grava sui contesti burocratici e che – quale retaggio delle tralatizie vicende politiche che hanno segnato il panorama italiano sin dagli inizi del secolo scorso – ha sinora opposto una pervicace resistenza a ogni tentativo di rimozione.
Certo, la questione impone prudenza.
Resta infatti aperto – come già osservato (Giustizia Tributaria 2026: i numeri sorridono, ma il diritto rischia l’eclissi di Lorenzo Romano) – il tema del rapporto tra efficienza quantitativa del sistema e qualità della funzione giurisdizionale, giacché una giustizia tributaria che corre per smaltire l’arretrato non è necessariamente sinonimo di orientamenti stabili e prevedibili.



