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Fisco

Acconti e plusvalenze, quando la narrazione si scontra con la realtà

di Dario Deotto e Luigi Lovecchio

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Blast
feb 02, 2026
∙ A pagamento

Anche nella fiscalità (come in molte vicende della vita), soprattutto di questi tempi, si registra un ampio scollamento tra la narrazione e le vicende fattuali.

La narrazione è quella che racconta di “riforme epocali”, di “un nuovo rapporto fisco-contribuente” – confidando magari in un certo intorpidimento intellettuale (o semplicemente nel compiacente silenzio per ragioni di opportunità) – mentre la realtà è quella di interventi normativi che non solo continuano a “guardare” alle esigenze di cassa, ma lo fanno in barba ai basilari principi, primi fra tutti quelli della ragionevolezza, dell’effettività della contribuzione, dell’affidamento del contribuente.

Un esempio in tal senso è quello della recente legge di Bilancio 2026 che ha, di fatto, archiviato la possibilità di rateizzazione delle plusvalenze, qualora riferite a beni posseduti per un periodo non inferiore a tre anni. Tale possibilità – dal 2026 - sarà limitata esclusivamente alla cessione di aziende o rami di azienda (tralasciamo le società sportive professionistiche).

L’azzeramento della facoltà di rateizzazione delle plusvalenze già di per sé risulterebbe biasimevole; tuttavia, il vero problema è un altro: la modalità di determinazione dell’acconto d’imposta per il 2026 (che peraltro riguarda anche le modifiche per plusvalenze e dividendi Pex; per le plusvalenze la misura è ancora più irritante, considerando che le nuove regole “quantitative” trovano applicazione per le partecipazioni acquisite dal 2026). Il legislatore ha infatti stabilito che per calcolare l’acconto dovuto per il periodo d’imposta successivo al 2025 si debba assumere, quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata applicando, in via virtuale, le nuove e più restrittive regole. In sintesi: l’acconto 2026 (per i beni) deve essere calcolato come se il divieto di rateizzazione delle plusvalenze fosse in vigore già dal 2025.

Come ha correttamente riportato Luciano Sorgato su queste pagine (si veda Blast di giovedì scorso), interventi in tal senso si sono già visti in passato, per fattispecie, però, di tipo ricorrente nel tempo.

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