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Fisco

Plusvalenze e acconti: il cortocircuito tra cassa e capacità contributiva

di Luciano Sorgato

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gen 29, 2026
∙ A pagamento

Il comma 43 dell’articolo 1 della legge di bilancio 2026 introduce una novità destinata a incidere profondamente sulla pianificazione finanziaria delle imprese. La norma prevede un inasprimento delle condizioni per la tassazione rateizzata delle plusvalenze: a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2025, la facoltà di dilazionare il carico fiscale sarà limitata esclusivamente alla cessione di aziende o rami di azienda posseduti per un periodo non inferiore a tre anni.

Tuttavia, il vero nodo critico non risiede tanto nella restrizione dell’agevolazione in sé, quanto nel suo corollario operativo: le modalità di determinazione dell’acconto d’imposta per il 2026. Il legislatore ha infatti stabilito che, per calcolare l’acconto dovuto per il periodo d’imposta successivo al 2025, si debba assumere quale imposta del periodo precedente quella che si sarebbe determinata applicando, in via virtuale, le nuove e più restrittive regole. In sintesi: l’acconto 2026 deve essere calcolato come se il divieto di rateizzazione fosse già stato in vigore nel 2025.

Il ricorso al ricalcolo dell’acconto su base storica, rettificato per tenere conto delle modifiche normative intervenute, risponde solitamente a una logica di coerenza. Se la modifica riguarda elementi strutturali e ripetitivi del reddito d’impresa, si pensi a un aumento dell’aliquota o all’indeducibilità di un costo operativo ricorrente, l’adeguamento dell’acconto può anche ritenersi giustificato.

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