7 GIORNI (IR)REGOLARI - Dentro e fuori dal frame
di Stefano Ricca
“Per la prima volta.” Così recita la nota ufficiale dell’Agenzia delle Entrate. Il direttore Vincenzo Carbone ha aperto una casella email. I 37mila dipendenti possono scrivergli. Senza filtri. Senza intermediazioni. È il 2026.
Trentasette mila persone che scrivono a una. L’immagine è quella del dialogo. La geometria è quella di un imbuto.
E poi c’è il consulente, poi.
Blast pubblica il primo Blast Talk: “È davvero cambiato il rapporto tra fisco e contribuente?” Ospiti importanti, confronto vero, domanda legittima. A un certo punto Andrea Carinci, professore ordinario all’Università di Bologna, dice una cosa semplice e precisa: “Quando parlo con il funzionario devo sempre immaginare di essere tra l’incudine e il martello.” Tra il cliente che non vuole sentire ragioni e l’ufficio che ha già deciso. In mezzo, a tradurre, a mediare, a garantire. Per mestiere.
E poi arriva la Cassazione, con quattro ordinanze, che ha guardato quella figura nel mezzo. Non per riconoscerla, per responsabilizzarla. Il consulente diventa garante pubblico del corretto adempimento tributario del cliente. Non per contratto, non per incarico esplicito, non per legge che lo preveda espressamente: per interpretazione. Come ha scritto su queste pagine Annalisa Cazzato, il professionista si trasforma in super-eroe senza superpoteri. Responsabile di ciò che non ha firmato, custode di obbligazioni altrui.



