Chiunque abbia passato, come me, anni ad accompagnare i figli in quel lento e faticoso percorso di passaggio dall’infanzia all’adolescenza conosce bene l’identikit comune del super-eroe Marvel: un uomo tutto sommato normale, che conduce un’esistenza ordinaria, con difetti, paure e debolezze, spesso timido ed impacciato, ma che, all’occorrenza, in genere di fronte alla malvagità, ricorre ai suoi super poteri nascosti, non sempre perfetti ed infallibili, ma comunque efficaci per fronteggiare la minaccia, trasformandosi in un simbolo di forza e potere. Ed è proprio la trasformazione dalla normalità alla eccezionalità che, nel pathos del racconto, attira l’euforia dello spettatore.
La metafora mi è venuta in mente leggendo (e riflettendo) sulla figura del professionista che emerge dalle recenti ordinanze della Corte di cassazione nn. 5635, 5636, 5638 e 5639 del 2026 in tema di responsabilità del commercialista, talvolta tenutario delle scritture contabili, che in qualche caso redige la dichiarazione mentre, in altri, la trasmette soltanto, e sul vivace dibattito che le stesse hanno generato.
La Cassazione, con le citate ordinanze, ha tracciato il profilo del commercialista super-eroe che, all’interno di un’esistenza ordinaria (fatta di adempimenti, scadenze, controlli), di fronte al rischio del “male” (la violazione fiscale del suo assistito), è chiamato a tirare fuori i super poteri di cui sarebbe dotato in virtù della mera appartenenza ad una categoria.
L’epilogo è che il malcapitato - che, a differenza del protagonista dei noti fumetti, all’occorrenza, non abbia saputo ricorrere alle sue doti magiche, causando (o meglio non impedendo) che si consumasse l’inosservanza di una norma tributaria - viene così bacchettato (alla stregua di un concorrente nella violazione).
È poi cronaca di questi giorni che, in risposta al gran polverone che hanno sollevato le citate ordinanze, perfino la politica si è sentita in dovere di intervenire in quanto, come è stato evidenziato anche in queste pagine, il question time dello scorso 15 aprile era stato proposto proprio per fare chiarezza sulla latitudine delle sopra ricordate pronunce, al fine di offrire alla categoria di riferimento (fortemente scossa dai principi affermati in sede di legittimità) una bussola di orientamento per meglio definire - anche rispetto all’oggetto dell’incarico professionale - quali sono le “azioni od omissioni che rendono possibile o agevolano la consumazione delle violazioni tributarie” menzionate dalla Cassazione come idonee a fondare il concorso nella violazione, ai sensi dell’articolo 9 del Dlgs 472 del 1997.



