Work life balance a suon di bonus: l’arte di riequilibrare la vita con uno sgravio contributivo
di Gabriele Silva
Ci hanno spiegato che il problema dell’Italia è demografico. Che nascono pochi figli. Che il sistema pensionistico traballa. Che servono nuovi lavoratori. E allora, come si fa a convincere qualcuno a mettere al mondo un figlio? Semplice: si apre il portafoglio. O meglio, si promette di aprirlo.
Negli ultimi interventi in materia di lavoro, il legislatore sembra aver scoperto una nuova religione: il work life balance. Lo evoca, lo tutela, lo finanzia, lo sgrava. E soprattutto lo monetizza. Esoneri contributivi fino a 8.000 euro l’anno per chi assume madri di tre figli, bonus da 60 euro mensili per le lavoratrici con due o più figli, sgravi per chi trasforma il full time in part time, congedi estesi fino ai 14 anni del bambino.
La domanda è inevitabile: stiamo davvero riequilibrando la vita delle famiglie o stiamo solo redistribuendo contributi?
Il messaggio implicito sembra chiaro. Cara impresa, se assumi una madre ti aiuto io. Cara madre, se lavori ti riconosco qualcosa. Caro datore, se accorci l’orario ti riduco i contributi. È una partita tutta giocata sul costo del lavoro. Come se il problema del genitore fosse esclusivamente contabile.
Ma chi ha figli lo sa: il problema non è solo economico. È organizzativo. È logistico. È strutturale.
Si può anche ricevere un bonus da 60 euro al mese, ma se il nido comunale ha una lista d’attesa di due anni quei 60 euro non comprano un posto che non esiste. Si può anche avere priorità nel part time, ma se il carico di lavoro resta lo stesso e l’organizzazione aziendale non cambia, il tempo “liberato” è solo teorico. Si possono estendere i congedi fino ai 14 anni, ma se l’indennità non copre davvero il reddito perso, il diritto resta sulla carta.
Il legislatore sembra dire: “…vi do i soldi, arrangiatevi col resto!”
È una visione che affascina perché è misurabile. Uno sgravio si quantifica. Un bonus si contabilizza. Un fondo si stanzia. Un servizio, invece, è più complicato. Richiede infrastrutture, personale, continuità, progettazione territoriale. Richiede tempo. E forse meno titoli.



