Verso territori sostenibili: le esperienze ESG in Italia tra regolamentazione e pratiche locali
di Andrea De Colle
I rating ESG nascono nei mercati finanziari con l’obiettivo di sintetizzare, in un unico indicatore, la capacità delle imprese di gestire i rischi ambientali, sociali e di governance. Nel tempo, essi hanno assunto un ruolo sempre più rilevante nelle decisioni di investimento, contribuendo a orientare i flussi di capitale verso imprese considerate sostenibili.
Tuttavia, la loro diffusione ha messo in luce un limite strutturale significativo: l’assenza di standard condivisi. I diversi provider adottano metodologie proprietarie, criteri di ponderazione e fonti informative differenti, producendo risultati spesso divergenti e difficilmente comparabili.
Questa eterogeneità riflette anche un’ambiguità più profonda. I rating si concentrano prevalentemente sulla prospettiva “outside-in”, ossia sull’impatto dei fattori ESG sulla performance economico-finanziaria dell’impresa, mentre risulta più complessa la valutazione degli impatti dell’impresa su ambiente e società (“inside-out”). In altre parole, si privilegia l’analisi dei rischi che i fattori ESG generano per il business, piuttosto che l’integrazione dell’effettivo impatto delle imprese su tali dimensioni.
Da questa distinzione deriva il principio della doppia materialità (finanziaria, ovvero outside-in e d’impatto, quindi inside-out), oggi centrale nel quadro regolatorio europeo, che combina entrambe le prospettive.
Il rafforzamento del quadro normativo europeo
Per rispondere a queste criticità, l’Unione Europea ha progressivamente rafforzato il sistema normativo in materia di sostenibilità. Un passaggio chiave è rappresentato dalla Direttiva (UE) 2022/2464 – Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), che modifica la Direttiva 2013/34/UE introducendo obblighi di rendicontazione ESG più estesi e rigorosi.
A essa si affiancano gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), adottati con il Regolamento delegato (UE) 2023/2772, che definiscono standard tecnici comuni basati sul principio della doppia materialità. Questo impianto segna il passaggio da indicatori sintetici a un sistema informativo più strutturato, comparabile e verificabile.



