Nei giorni scorsi il Comune di Udine ha presentato il progetto di Digital Twin o gemello digitale della città.
Ma cosa sono i gemelli digitali?
In generale, i gemelli digitali possono essere definiti come repliche virtuali, aggiornate in tempo reale, di un sistema o di un oggetto fisico. Grazie alla presenza di sensori vi è un continuo scambio di dati e informazioni in entrambe le direzioni, tra il digital twin (DT) e il suo corrispettivo fisico e viceversa. Questa tipologia di progetti riveste sempre più interesse, dal momento che i campi di ricerca e le potenzialità di applicazione sono davvero numerose: ad esempio, nel settore industriale (per il miglioramento e ottimizzazione dei processi produttivi), medico (per incanalarsi verso una medicina personalizzata), ma anche in ambito ambientale (monitoraggio di ecosistemi, previsioni di scenari emergenziali e supporto a politiche ambientali) e nella gestione delle Smart Cities.
Quest’ultimo aspetto merita uno specifico approfondimento. Difatti, sempre più in un’ottica di raggiungimento, o almeno avvicinamento, futuro degli obiettivi dell’Agenda 2030, i digital twin possono essere visti come un’innovazione tecnologica (Obiettivo 9 “Industria, innovazione, infrastrutture”) per contribuire all’evoluzione, efficientamento e gestione di città sostenibili e resilienti (goal 11). In quest’ottica il gemello digitale permette di riprodurre in maniera dinamica e in tempo reale la città grazie alla commistione di diverse tecnologie (IoT, IA, modelli matematici e così via) che permettono quindi di organizzare e gestire una gran quantità di dati (Big Data) e informazioni, ma anche di effettuare simulazioni e previsioni. È infatti possibile testare scenari complessi – relativi a traffico, consumi energetici, eventi estremi – in un ambiente sicuro, migliorando in questo modo la pianificazione e riducendo i costi operativi; ma il digital twin è anche utile per una manutenzione predittiva e una riduzione dei costi.
Ed è così che, in funzione del raggiungimento di tali obbiettivi, per il progetto di Udine sono stati utilizzati dati spaziali (GIS – Geographic Information System), modelli strutturali (BIM – Building Information Modeling) unitamente a sistemi di monitoraggio ambientale e a tecnologie basate su IA e IoT. Grazie a tutto questo e attraverso il processo dinamico di raccolta ed elaborazione dei dati in tempo reale, il DT di Udine è infatti un utile strumento per monitorare con precisione centimetrica lo stato attuale delle superfici stradali e delle condotte, lo stato e i consumi energetici degli edifici, ma anche i flussi del traffico e la qualità dell’aria. Questi dati permettono anche di simulare possibili scenari futuri, siano essi di tipo emergenziale o di intervento (nel caso di eventi estremi), ma anche per valutare l’impatto di nuove infrastrutture, ripensare gli spazi pubblici esistenti e valutare eventuali nuove politiche urbane. Inoltre, il progetto promosso dall’Amministrazione comunale è stato realizzato in conformità con il GDPR (General Data Protection Regulation), tutelando la privacy della cittadinanza.
Questa tipologia di progetti, replicata anche in altre città, è senz’altro lodevole e va promossa, in quanto sposa in pieno gli obbiettivi di sostenibilità fissati dalle Nazioni Unite. Tuttavia, c’è anche un lato oscuro: vi possono essere delle insidie e degli ostacoli che vanno governati. Secondo uno studio pubblicato su MDPI, questi strumenti non sono infatti esenti da cyber attacchi, così come sono da considerare gli alti costi iniziali e la complessità di una implementazione del sistema, nonché il consumo e l’impatto energetico intrinseco derivante dall’impegno di calcolo (che dipende dalla quantità e complessità dei dati da processare in tempo reale e dalle simulazioni che si intendono effettuare).
Per tirare le somme, nel contesto dei progetti di Digital Twin sono presenti molti aspetti positivi, ma ve ne sono altri che sono ugualmente da prendere in considerazione e conoscere. Insomma, i gemelli digitali rappresentano un bel passo in avanti verso una gestione sicuramente più efficiente e resiliente della città, che si realizza attraverso la manutenzione predittiva e l’ottimizzazione operativa. Sarà però necessario monitorare e verificare nel corso degli anni come e se questo tipo di tecnologia verrà concretamente utilizzata in maniera strutturale, continuativa, aggiornata, migliorata e se a livello di costi (economici ed energetici intrinseci) sarà effettivamente sostenibile, apportando maggiori benefici, o se invece dovrà essere ripensata.


