Blast - Quotidiano di diritto economia fisco e tecnologia

Blast - Quotidiano di diritto economia fisco e tecnologia

Economia

Tra il dollaro di Trump e lo yuan di Pechino: la corsa silenziosa per il futuro dell’euro

di Daniele Majorana

Avatar di Blast
Blast
mag 19, 2026
∙ A pagamento

C’è una guerra in corso che non si combatte con i tassi di interesse né con le banconote, e quasi nessuno se ne accorge. Si combatte sui server, dentro i wallet degli smartphone, nelle righe di software degli smart contract. Sul campo ci sono tre eserciti: i “dollari tokenizzati” negli stablecoin emessi da società private americane, lo yuan digitale di Pechino e — sullo sfondo, ancora in attesa di salire sul ring — l’euro.

I numeri raccontano una corsa già in pieno svolgimento. Le stablecoin, monete digitali ancorate quasi tutte al biglietto verde, hanno raggiunto una capitalizzazione di 270 miliardi di dollari e nel 2025 hanno fatto transitare oltre 33 trilioni di dollari in transazioni — più o meno quanto i circuiti di pagamento tradizionali. La Cina, dal canto suo, ha già fatto girare nel suo yuan digitale oltre 2.300 miliardi di dollari, con 230 milioni di portafogli attivi. L’euro digitale, invece, non sarà operativo prima del 2029. Tra il dollaro che corre e lo yuan che è già arrivato, l’euro è ancora ai blocchi di partenza.

Due strade opposte, un Atlantico più largo

Per capire come ci siamo arrivati bisogna guardare alle scelte regolatorie degli ultimi due anni, perché è lì che Stati Uniti ed Europa hanno cominciato a marciare in direzioni opposte.

Negli Stati Uniti, l’amministrazione Trump ha adottato il GENIUS Act, una legge che inquadra le stablecoin private — quei “dollari digitali” emessi da aziende come Tether o Circle — non come un rischio da contenere, ma come un’occasione da cavalcare. Il meccanismo è elegante: ogni stablecoin in dollari deve essere coperta da riserve, per lo più titoli del Tesoro americano. Più stablecoin il mondo usa, più qualcuno deve comprare debito pubblico statunitense. Tradotto: le criptovalute private finanziano la spesa di Washington e diffondono il dollaro nelle pieghe digitali dell’economia globale. In buona sostanza, assistiamo alla terza trasformazione del dollaro, da valuta che assicurava la conversione in oro, ai petrodollari che assicuravano la “dollarizzazione” del sistema, al “digital” dollar volto a presidiare l’economia digitale.

A Bruxelles si è adottato un approccio difensivo. Il regolamento MiCA è entrato pienamente in vigore il 30 dicembre 2024 con una filosofia diversa: prudenza, paletti, protezione del risparmiatore. Niente interessi sulle stablecoin in euro. Tetti rigidi alla circolazione di stablecoin in valuta straniera (oltre il milione di transazioni o i 200 milioni di euro al giorno scatta lo stop). Possibilità per la BCE di chiudere i rubinetti se la sovranità monetaria viene minacciata. È la fortezza Europa applicata alla finanza digitale.

Il problema è che, quando da una parte dell’oceano si costruiscono autostrade e dall’altra si erigono muri, i flussi finanziari sanno benissimo dove andare. È quello che gli esperti chiamano decoupling regolatorio, ed è già in corso. Tether, la più grande stablecoin del mondo, ha scelto di non adeguarsi a MiCA ed è stata cacciata dagli exchange europei. Ma questo non significa che il problema sia risolto: significa solo che si è spostato altrove, fuori dal nostro perimetro di controllo.

La contromossa cinese: l’electro-yuan

Mentre l’Occidente discute, Pechino agisce. E lo fa con un vantaggio strategico enorme: il controllo sulla produzione e sul commercio di energia e materie prime.

Avatar di User

Continua a leggere questo Post gratuitamente, offerto da Blast.

Oppure acquista un abbonamento a pagamento.
© 2026 Maggioli · Privacy ∙ Condizioni ∙ Notifica di raccolta
Inizia il tuo SubstackScarica l'app
Substack è la casa della grande cultura