The Italian Job 2026: l’iperammortamento tra bonus, burocrazia e suspense all’italiana
di Gabriele Silva
In Italia esiste una strana capacità: trasformare anche le misure pensate per incentivare gli investimenti in una sorta di thriller burocratico. L’iperammortamento 2026 rischia di diventare l’ennesimo esempio perfetto. Una misura che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe spingere le imprese verso innovazione, digitalizzazione e transizione energetica, ma che ad oggi continua a muoversi dentro un territorio fatto di dubbi operativi, procedure incomplete e continue modifiche normative.
La norma prevede che il beneficio si applichi agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. Tuttavia, per potere accedere all’agevolazione, il decreto attuativo impone una procedura articolata che passa attraverso comunicazioni preventive al GSE, comunicazioni di conferma, comunicazioni di completamento, verifiche documentali e monitoraggi annuali. Il problema è che la piattaforma operativa del GSE, alla data attuale, non risulta ancora disponibile e il decreto stesso demanda a successivi provvedimenti direttoriali l’apertura del sistema e l’approvazione dei modelli operativi.
Nel frattempo, però, il tempo corre. Le imprese devono decidere se investire o attendere. E questa è forse la parte più paradossale della vicenda. Da una parte ci sono aziende che, prudentemente, rinviano ordini e investimenti per paura di sbagliare un adempimento e perdere il beneficio. Dall’altra ci sono imprese che non possono permettersi di aspettare: devono acquistare macchinari, sostituire impianti, mantenere competitività. Ma investire oggi significa muoversi dentro una disciplina che, nei fatti, non è ancora completamente stabilizzata.
Non aiuta il fatto che le regole abbiano già subito modifiche in corsa. Emblematico il caso dell’eliminazione del vincolo relativo ai beni prodotti nell’Unione Europea o nello Spazio Economico Europeo. L’articolo 7 del DL 38/2026 ha infatti soppresso tale requisito con effetto retroattivo sugli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026. Una modifica certamente favorevole per molte imprese, ma che dimostra come il quadro normativo sia ancora in evoluzione mentre gli investimenti dovrebbero già essere partiti da mesi.
A rendere tutto ancora più delicato è la struttura stessa della procedura. Il decreto attuativo prevede che la mancata trasmissione delle comunicazioni nei termini o nelle modalità previste comporti il mancato perfezionamento della procedura per la fruizione del beneficio. Inoltre, il sistema dei controlli attribuisce al GSE verifiche documentali e tecniche molto ampie, con possibilità di decadenza dell’agevolazione in caso di irregolarità documentali, dichiarazioni inesatte o impossibilità di effettuare controlli. Non siamo più davanti a un semplice incentivo fiscale: siamo dentro una procedura amministrativa complessa che richiede coordinamento tra impresa, tecnici, revisori e consulenti.



