Sapete cosa succede quando alla pompa nutrite la vostra utilitaria di un litro di benzina? Che in quel litro ci scorrono dentro Suez 1956, Vajont 1963, Firenze 1966, Belice 1968, Friuli 1976, Irpinia 1980, Libano 1983, Bosnia 1996. È vero che dal 1995 le singole voci non esistono più, sono un tributo unico. Ma il meccanismo non si è mai fermato: quando lo Stato ha bisogno di soldi, mette mano alla benzina. Da gennaio benzina e gasolio hanno la stessa accisa, quasi 68 centesimi al litro. E in quei numeri che cambiano sul display scorrono i caratteri degli italiani. Dall’automobilista al benzinaio, dal politico di governo al politico all’opposizione. Il litro di benzina diventa caso di stato.
L’automobilista guarda il display e nella migliore delle ipotesi bestemmia. Dall’inizio della guerra in Iran la benzina ha preso oltre dieci centesimi, il gasolio il doppio. In autostrada il diesel sfiora i due euro e mezzo. Sembra logico: Hormuz minacciato, petroliere ferme, il petrolio vola. Solo che il grosso del greggio italiano arriva dall’Africa e dal Caspio. Solo il 12 per cento dal Medio Oriente. E il carburante in quella pompa è stato comprato mesi fa. L’automobilista questo non lo sa. Forse sì, ha guardato Vespa che ne parlava col ministro, o Del Debbio che ci urlava sopra, o Floris che ci faceva i grafici. Tre programmi diversi, la stessa scena. Ma in fondo non vuole saperlo. Vuole qualcuno con cui prendersela.
Il benzinaio è il primo capro espiatorio di questo circolo vizioso. Non decide il prezzo, non decide le accise, non decide i margini. Quasi il 60 per cento di quel litro sono tasse. Quello che gli resta sono centesimi. Per tirare avanti vende caffè, panini, lavaggi auto, e ora pure il cavo di ricarica dell’iphone. La benzina da sola non basta più da anni. È un esercente dello Stato. Incassa per conto di altri e si prende l’occhiataccia gratis.
Poi arriva il politico all’opposizione che grida. Le accise sono un furto. La benzina è un diritto. Taglieremo tutto. Non si ricorda di quando al governo c’era lui e quelle accise valevano decine di miliardi l’anno. Non le aveva tagliate neanche lui. Non poteva e non voleva. Lunedì il Consiglio dei ministri avrebbe dovuto discutere le accise mobili. Non erano all’ordine del giorno. E anche se le attivassero, lo sconto sarebbe di pochi centesimi al litro. Due o tre euro su un pieno. Tutto questo circo per due euro.
Il cerchio funziona sempre così, oggi la benzina domani l’elettricità o il metano. E nessuno può romperlo. Il benzinaio non può cambiare il prezzo. L’automobilista non può non fare il pieno. Il politico non può rinunciare a quei miliardi. La compagnia non rinuncia ai margini. È una macchina che gira da sola. E la benzina ce la mettiamo noi. Touché.
In un litro di benzina c’è la storia d’Italia. Nell’altalena dei prezzi c’è la storia degli italiani. Ci indigniamo, ci lamentiamo, promettiamo, dimentichiamo. Poi il display cambia di nuovo e ricominciamo da capo. Ogni volta convinti che sia la prima volta.


