“Successo” - LE PAROLE DI BLAST
di Annalisa Cazzato
Non avevo mai focalizzato quanto la tanto apprezzata parola “successo” (normalmente riferita, nel linguaggio comune, a persone, fatti e situazioni in sé espressivi di uno status positivo e solitamente associati, nell’immaginario collettivo, ad una reazione di apprezzamento degli interlocutori), nella sua analisi letterale, indica sì “ciò che viene dopo”, quindi l’esito, il seguito di un’azione. La parola, però, oltre alla sua accezione prospettica, fotografa anche qualcosa che si colloca nel passato, rappresentando, soprattutto per gli amanti dell’analisi grammaticale, il participio passato del verbo da cui deriva (succedere), che (almeno in questa accezione) ha un significato neutro potendosi indistintamente declinare tanto rispetto a eventi positivi quanto anche ad eventi negativi.
Etimologicamente, quindi, ogni azione ha un “successo”, ossia un seguito (come ben è espresso dalla componente “cedere” inserita nel verbo di origine, la quale esprime l’idea del movimento); quindi, è solo per convenzione che il successo, quanto meno nei nostri giorni, si è colorato di quella particolare accezione positiva che lo contraddistingue secondo il comune sentire.
Del resto, non stupisce che sull’ambivalenza della parola e soprattutto sul conflitto tra un’“apparenza” positiva e sottese esternalità negative, i più grandi letterati di tutti i tempi hanno costruito fatti, storie e personaggi densi di significato.



