Una recente elaborazione di Infocamere, basata sui dati del Registro delle Imprese, ha evidenziato un significativo incremento del numero delle società tra professionisti.
Secondo l’interpretazione proposta da un quotidiano economico, tale dinamica sarebbe riconducibile alla “finalmente raggiunta neutralità fiscale” dei conferimenti e delle trasformazioni atipiche degli studi associati, che avrebbe rimosso uno dei principali ostacoli storici all’adozione del modello societario negli studi professionali.
L’analisi è certamente suggestiva e coglie un elemento reale. Dall’osservatorio di chi scrive è innegabile che negli ultimi anni si sia registrato un forte incremento delle richieste di consulenza in relazione ad operazioni straordinarie negli studi professionali. Conferimenti di studi individuali, trasformazioni, aggregazioni e riorganizzazioni societarie sono oggi temi ricorrenti, soprattutto nelle agende di commercialisti e consulenti del lavoro, ma anche degli studi tecnici.
Da questo punto di vista, la percezione di maggiore neutralità del trattamento fiscale può avere contribuito a sbloccare operazioni che, magari per qualche tempo, erano rimaste allo stadio di intenzione.
Peraltro, la riforma fiscale non ha operato una generale detassazione delle operazioni straordinarie ma favorisce le fusioni (e inspiegabilmente le scissioni) a scapito delle operazioni di carattere realizzativo, seminando su queste ultime - almeno in fase iniziale - non poca incertezza.



