"Stella" - LE PAROLE DI BLAST
di Cristina Marchesan
Potrebbe essere “l’Astro del ciel” del nostro Natale, festività simbolo della cristianità che, regali e pranzi a parte, forse abbiamo sempre più remore nel festeggiare pienamente.
Eppure, le nostre radici culturali affondano, senza ombra di dubbio, nell’occidente cristiano. Avendo viaggiato in solitaria – e con pochissimi soldi in tasca sia in un’ampia parte dell’India che in alcuni paesi dell’area indocinese – capire al volo l’approccio ideale da seguire con le persone incontrate nei luoghi visitati si è sempre rivelato basilare. Rispettare la cultura e la religione di quei posti – entrambe cose che, per ovvi motivi, entrano ognuna nel campo dell’altra – è stato fondamentale per potere proseguire serenamente il viaggio.
Anche ora mi appare chiaro che, dall’induista al musulmano e dal buddista al cristiano, non è necessario imporre o abbandonare le proprie usanze per incontrare gli usi ed i costumi altrui. Durante i miei viaggi, il rispetto che ho dimostrato è sempre stato ampiamente ricambiato e, ancora adesso, ricordo con particolare stato d’animo i numerosi episodi di gratuita generosità verso l’immatura ragazza occidentale che ero.
Chissà se in tutto questo ci sia stato lo zampino della mia buona “stella”, fatto sta che resto dell’idea di dover mantenere e preservare ciò che rappresenta la tradizione di un popolo affinché quest’ultima non vada persa nell’oblio. Il rispetto – anche verso sé stessi – inizierebbe proprio dal non rinunciare alle conoscenze che i nostri predecessori hanno così faticosamente custodito e tramandato, di generazione in generazione, perché possano arrivare fino a noi.
Una eco di luce, dunque, che giunge da molto lontano ma che possiamo percepire intensamente, nonostante la “stella” di provenienza sia già scomparsa e quello che ne resta rappresenti soltanto parte della sua luminosa memoria. Allora, come in un meraviglioso paradosso, essa può continuare a vivere ancora nei nostri occhi e attraverso la nostra percezione.


