Blast - Quotidiano di diritto economia fisco e tecnologia

Blast - Quotidiano di diritto economia fisco e tecnologia

Fisco

SPILLI TRIBUTARI - L’interpello come trofeo: quando la consulenza diventa “richiesta di timbro”

di Marco Cramarossa

Avatar di Blast
Blast
gen 26, 2026
∙ A pagamento

C’è un nuovo sport professionale, più praticato del padel e più condiviso delle foto dei convegni dove trovi tutti al buffet e nessuno in aula. La celebrazione pubblica, specie su certi “canali social”, dell’interpello (dopo quella dei successi nelle Corti di giustizia). Post trionfale, sorriso largo, emoji sobrie ma non troppo, e la didascalia che suona così: “interpello accolto!”.

Come se fosse una laurea o una sentenza della Consulta. Come se il diritto tributario fosse un bosco stregato e noi, poveri Hansel e Gretel in gessato doppiopetto, potessimo avanzare solo con la torcia dell’Amministrazione finanziaria.

Peccato che questo “successo” abbia un retrogusto. Un retrogusto di mercato, ma il mercato non è un posto dove puoi mettere in pausa le conseguenze. Se tu professionista racconti che la certezza giuridica nasce quando l’Agenzia ti guarda e benevola annuisce, il messaggio che consegni al cliente è semplice, lineare, devastante, vale a dire che non basta la consulenza, serve il timbro. E il timbro, si sa, è come il sale grosso. Una volta che ti abitui poi non senti più nulla senza. Anche quando la questione è tecnicamente governabile, perché, banalmente, c’è diritto oppure c’è un personale (o di autorevole dottrina) ragionamento interpretativo.

Così finiamo in un paradosso elegante, con la cravatta ben stretta (troppo) sul collo della nostra autorevolezza.

Avatar di User

Continua a leggere questo Post gratuitamente, offerto da Blast.

Oppure acquista un abbonamento a pagamento.
© 2026 Maggioli · Privacy ∙ Condizioni ∙ Notifica di raccolta
Inizia il tuo SubstackScarica l'app
Substack è la casa della grande cultura