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Fisco

SPILLI TRIBUTARI - Il precedente come deterrente… ma solo per il contribuente!

di Marco Cramarossa

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Blast
feb 18, 2026
∙ A pagamento

C’è un passaggio nella Direttiva generale per l’azione amministrativa e la gestione per l’anno 2026, redatta dal MEF, che suona modernissimo, quasi tenero: “Promuovere lo sviluppo evolutivo del servizio della banca dati della giurisprudenza tributaria di merito, anche mediante il ricorso a tecniche innovative e strumenti di intelligenza artificiale, finalizzato alla conoscenza del precedente giurisprudenziale da parte dei contribuenti, degli studiosi di settore, delle università e degli enti di ricerca”.

Bellissimo. La conoscenza come luce, la tecnologia come lanterna, la giurisprudenza di merito come atlante per non perdersi nel bosco del contenzioso. Peccato che, subito sotto la poesia, si senta il rumore secco del tornello bloccato che si abbatte sul ginocchio. La banca dati a favore delle parti dovrebbe consentire una completa valutazione sull’avvio o meno di un ricorso. Traduzione operativa: prima di entrare in aula controlla il meteo, se piove soccombenza torna di corsa a casa e restaci.

Ora, sia chiaro, avere precedenti accessibili è sacrosanto, ci mancherebbe. Il processo tributario non è una caccia al tesoro con le sentenze nascoste sotto i tombini o nelle bocche di lupo dei marciapiedi sotto le aule della giustizia tributaria. Ma qui l’aria è quella dell’uso educativo rivolto a un solo soggetto, il contribuente, invitato a essere prudente, ragionevole, quasi remissivo. Una specie di oroscopo legale, consultabile prima di avventurarsi contro l’Amministrazione finanziaria.

La domanda che resta appesa come un lampadario in un corridoio ministeriale è semplice. Se l’intelligenza artificiale serve a far conoscere il precedente e a disincentivare il ricorso, perché non dovrebbe servire con identica forza anche dall’altra parte della scrivania? Perché non immaginare lo stesso algoritmo che sussurra all’Ufficio: “attenzione, qui ci sono dieci pronunce conformi e la tua tesi è già stata accompagnata più volte alla porta!”. Insomma, pare proprio che il MEF non senta l’esigenza di una banca dati che, oltre a illuminare i contribuenti, illumini anche l’accertamento, prima che diventi contenzioso, spese, rateazioni, rottamazioni, e quella dolce economia circolare del litigio che tanto scalda i cuori di certi italici soggetti.

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