SPILLI TRIBUTARI - Il comando IVA: quando il rimborso marcia sull’attenti e saluta Bruxelles
di Marco Cramarossa
C’è un momento, nella vita amministrativa italiana, in cui anche il più innocente dei rimborsi spese viene convocato in una stanza, interrogato sotto una luce al neon e infine riqualificato come corrispettivo imponibile.
È accaduto con la risposta n. 142/2026 dell’Agenzia delle Entrate, dedicata al trattamento IVA delle somme rimborsate da una struttura commissariale a una società per il personale posto in posizione di comando. Tema apparentemente tecnico, quasi dimesso. E invece no. Perché in Italia anche un dipendente comandato può diventare, suo malgrado, il protagonista di una piccola epopea tributaria.
La vicenda è semplice, e infatti è stata complicata.
Una struttura commissariale, priva di personale proprio, si avvale di personale proveniente da altre amministrazioni o società pubbliche. Il dipendente lavora nell’interesse esclusivo della struttura utilizzatrice; l’ente di appartenenza continua a pagarlo; la struttura commissariale rimborsa il costo. In un mondo lineare, sarebbe un rimborso. In Italia, invece, è l’inizio di un romanzo.



