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Economia

SPILLI EREDITARI - Trust inter vivos, testamentario e dormiente: il tempo come variabile decisiva della pianificazione patrimoniale

di Piero Sanna Randaccio

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dic 19, 2025
∙ A pagamento

Il trust, raffinato strumento giuridico di ascendenza anglosassone, è entrato ufficialmente nell’ordinamento italiano con la ratifica della Convenzione dell’Aja del 1985. Da allora è diventato una sorta di oggetto del desiderio per chiunque nutra l’ambizione — spesso ingenua — di pianificare patrimoni, successioni e imprese con la pretesa di eliminare conflitti, imprevisti e litigiosità umana.

In altre parole: il trust è lo strumento preferito da chi vorrebbe che, almeno dopo la propria morte, tutto funzionasse meglio di quanto abbia mai funzionato in vita.

La sua forza risiede nella duttilità: può servire a proteggere soggetti fragili, a governare patrimoni complessi, a gestire passaggi generazionali delicati. Ma la sua peculiarità non sta nella forma bensì nel tempo: quando nasce, quando viene finanziato e, soprattutto, quando produce il suo effetto più ambito e più frainteso — la segregazione patrimoniale – che in ragione del tempo pone in risalto soprattutto uno dei suoi effetti endogeni: la protezione.

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