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Diritto

SPILLI EREDITARI - Tra desiderio e discrezionalità: il sottile gioco giuridico della Letter of Wishes

Piero Sanna Randaccio

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Blast
mar 11, 2026
∙ A pagamento

Nel variegato ecosistema documentale che accompagna le operazioni di pianificazione patrimoniale, la Letter of Wishes occupa una posizione singolare, quasi paradossale. Non è parte integrante dell’atto istitutivo del trust, non produce obblighi giuridici vincolanti e non attribuisce diritti soggettivi ai beneficiari; eppure, nella prassi operativa, rappresenta spesso il documento più attentamente scrutinato – talvolta con una certa apprensione – dal trustee.

Essa costituisce, in fondo, il luogo in cui il disponente tenta di compiere l’operazione più ambiziosa e, per certi versi, più umana della pianificazione patrimoniale: continuare a orientare il futuro anche quando non sarà più presente per governarlo. Un’intenzione comprensibile, ma che l’architettura giuridica del trust osserva con prudenza, quasi con la stessa cautela con cui si contempla un equilibrista che percorre una fune sospesa sopra un baratro normativo e fiscale.

La Letter of Wishes vive infatti sospesa tra due tensioni strutturali. Da un lato, il naturale impulso del disponente a orientare la gestione del patrimonio conferito nel trust; dall’altro, la necessità – giuridicamente imprescindibile – che il trustee mantenga una reale autonomia decisionale.

Quando questo delicato equilibrio si incrina, il rischio non è soltanto teorico. In ambito fiscale, una eccessiva compressione della discrezionalità del trustee può indurre l’Amministrazione finanziaria a considerare l’intera costruzione come mera interposizione patrimoniale, con conseguenze che la prassi accertativa non esita, di regola, a evidenziare con notevole puntualità.

La Letter of Wishes rappresenta, sotto il profilo concettuale, un raffinato paradosso giuridico. Formalmente, essa si presenta come una raccolta di indicazioni, suggerimenti e orientamenti che il disponente rivolge al trustee. Nella pratica, tuttavia, il contenuto raramente si esaurisce in mere riflessioni di carattere generale. Più frequentemente, la lettera contiene indicazioni relative a:

  • modalità di gestione del patrimonio;

  • criteri di distribuzione ai beneficiari;

  • linee guida per le politiche di investimento;

  • trattamento di specifici beni familiari o aziendali.

Il punto cruciale è che tali indicazioni non devono mai degenerare in istruzioni imperative. Se il trustee fosse vincolato ad eseguirle automaticamente, verrebbe meno uno degli elementi essenziali del trust: la sua autonomia gestionale.

Non è un caso che molte Letters of Wishes si aprano con una formula quasi rituale, una sorta di premessa liberatoria nella quale il disponente chiarisce che le indicazioni contenute nel documento non hanno natura vincolante e che il trustee conserva piena discrezionalità nell’esercizio delle proprie funzioni. Una dichiarazione che, tradotta in termini sostanziali, suona spesso così:

Questi sono i miei desideri. Lei, naturalmente, è libero di non seguirli. Purché lo faccia con estrema attenzione.

La redazione di una Letter of Wishes richiede una qualità redazionale non comune: la capacità di orientare senza prescrivere. Laddove un linguaggio ingenuamente imperativo potrebbe affermare: “Il trustee deve vendere la partecipazione nella società X”, una formulazione più consapevole e tecnicamente accorta preferirà espressioni quali: “Sarei lieto se il trustee valutasse l’opportunità di dismettere progressivamente la partecipazione nella società X qualora ciò risultasse coerente con gli interessi dei beneficiari.”

Il risultato pratico potrebbe anche coincidere. La differenza giuridica, tuttavia, è sostanziale. In questo spazio linguistico – sottile ma decisivo – prende forma una vera e propria ingegneria redazionale, fondata su alcuni principi ricorrenti.

Linguaggio suggestivo, non prescrittivo

Le formulazioni imperative (“il trustee deve”) sono generalmente sostituite da espressioni più elastiche, quali:

  • “sarei grato se il trustee valutasse…”

  • “auspico che il trustee consideri…”

  • “ritengo opportuno che si tenga conto…”

Si tratta, in sostanza, di una grammatica del desiderio, non dell’obbligo.

Indicazione degli obiettivi, non degli strumenti

Una buona Letter of Wishes tende a delineare finalità, piuttosto che prescrivere mezzi operativi. Non “investire nel titolo X”, ma “preservare il valore del patrimonio nel lungo periodo”. Non “vendere l’immobile”, ma “garantire adeguata liquidità per le esigenze dei beneficiari”. Il come resta prerogativa del trustee.

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