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Fisco

SPILLI EREDITARI - Il Guardiano del trust tra vigilanza e ingerenza: riflessi sulla qualificazione fiscale del rapporto

di Piero Sanna Randaccio

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feb 12, 2026
∙ A pagamento

Di tutte le figure che affollano il lessico – e l’immaginario – del trust, il Guardiano è probabilmente la più fraintesa. Non perché il suo ruolo non sia chiaro in astratto, ma perché nella pratica quotidiana viene spesso caricato di aspettative, poteri e missioni salvifiche che ne snaturano la funzione originaria. In teoria, il Guardiano dovrebbe essere il cane da guardia: attento, vigile, silenzioso. In pratica, non di rado, finisce per comportarsi come un direttore d’orchestra convinto che senza il suo gesto ampio e teatrale nessuno sia in grado di suonare una nota.

E quando il Guardiano comincia a dirigere, l’Agenzia delle Entrate smette di ascoltare la musica e inizia a contare i tempi.

La sua funzione, almeno sulla carta, è limpida: garantire che il Trustee non tradisca la volontà del disponente e che il trust non deragli rispetto ai propri scopi. Un ruolo di controllo, non di governo. Un contrappeso, non un doppione. Il problema nasce quando la sfiducia preventiva verso il Trustee – spesso ritenuto, per definizione, una creatura da sorvegliare – induce a dotare il Guardiano di poteri sempre più estesi, fino a trasformarlo in una sorta di “Trustee ombra”, con diritto di veto su ogni decisione e, talvolta, con un’opinione su tutto, anche sul meteo.

È in quel momento che il trust, da raffinato strumento di segregazione patrimoniale, rischia di assumere le sembianze di una scenografia elegante ma fragile, dove tutto sembra in ordine finché qualcuno non prova ad aprire una porta.

Il primo fronte su cui questa ipertrofia di poteri produce effetti tangibili è quello della qualificazione fiscale del trust. Opaco o trasparente: una distinzione che, dietro l’apparente tecnicismo, nasconde una vera e propria scelta di campo. Nel trust opaco il reddito resta intrappolato nella struttura e viene tassato in capo al trust stesso. Nel trust trasparente, invece, il reddito fluisce verso i beneficiari, come acqua in un acquedotto ben progettato. Ma perché l’acqua scorra, occorre che il beneficiario abbia un diritto incondizionato alla percezione del reddito.

Ed è qui che il Guardiano, se mal progettato, diventa un problema strutturale. Se ogni distribuzione è subordinata al suo consenso, al suo giudizio discrezionale o al suo famoso “vediamo più avanti”, il diritto incondizionato si dissolve. Il beneficiario non ha più un diritto, ma una promessa. E come insegna l’esperienza – non solo giuridica – le promesse non producono effetti fiscali, se non quando vengono mantenute. Il risultato è che il trust, anche se battezza sé stesso come trasparente, viene trattato come opaco. Non per punizione, ma per elementare coerenza sistematica.

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